di A. Borrelli
Il cammino verso gli ottavi di finale entra ora nel vivo: se per squadre come il Borussia Dortmund e la Roma si è trattato di fare la voce grossa per blindare la classifica e centrare punti preziosi, su campi caldissimi come il Parco dei Principi e il Maradona si sono scritte vere e proprie pagine di storia europea. Tra il big match stellare tra Paris SG e Barcellona — una giostra di emozioni da sei gol — e la maratona folle tra Napoli e Bodø/Glimt, questo martedì ha dimostrato ancora una volta che nelle notti di Champions League nessun pronostico è davvero scontato.
Sabah Baku – Borussia Dortmund: 1-2
Il Sabah veniva dalla prima storica vittoria in Champions (2-0 sullo Slavia) e sperava di bissare tra le mura amiche. I gialloneri, invece, dovevano rialzarsi dopo il passo falso in Norvegia contro il Bodø/Glimt. Alla fine hanno avuto la meglio grazie alla doppietta di Guirassy. I tedeschi sbloccano presto. Al 10’ Guirassy trova il gol del vantaggio con un destro secco e angolato, sfruttando la verticalizzazione illuminante di Veerman. Gli azeri non si scompongono e al 39’ pareggiano: su angolo, Puchacz serve McCarthy, che porta il risultato sull’1-1 insaccando di testa con uno stacco imperioso. Nella ripresa i padroni di casa tengono duro, ma al 53’ arriva il colpo decisivo. Veerman mette un altro pallone preciso e Guirassy firma la doppietta personale, riportando avanti i gialloneri con un mancino al volo. Da lì in poi il Dortmund gestisce con ordine, chiudendo gli spazi e limitando le ripartenze avversarie. Il Sabah prova a reagire ma non trova più la via della rete. Gli uomini di Kovač hanno imposto progressivamente il loro ritmo, sfruttando la qualità individuale di Guirassy e la superiorità in zona di rifinitura. Il Sabah ha mostrato personalità e organizzazione, riuscendo a restare in partita per un’ora, ma ha pagato la differenza di qualità e il volume offensivo degli ospiti.
Il punteggio finale di 1-2 rispecchia fedelmente i valori espressi sul terreno di gioco e confermati dalle statistiche ufficiali: i tedeschi hanno fatto registrare il 50% del possesso palla e ben 22 conclusioni totali — di cui 9 nello specchio — a fronte dei soli 13 tiri tentati dai padroni di casa. La vittoria esterna ha così rispettato appieno i pronostici della vigilia, premiando la maggiore caratura internazionale dei gialloneri in una sfida comunque combattuta e corretta.
Spettacolarità: 65/100
Napoli – Bodø/Glimt: 4-3
I partenopei arrivavano a questa terza giornata ancora fermi al palo con zero punti dopo le battute d’arresto con Arsenal e Villarreal. Dall’altra parte, la truppa norvegese aveva mostrato due volti opposti: la pesante imbarcata per 5-0 incassata all’Allianz Arena contro il Bayern e l’impresa casalinga da tre punti contro il Borussia Dortmund. Ne è venuta fuori una sfida scoppiettante terminata 4-3, di certo vietata ai deboli di cuore, con Allegri che ha sorpreso tutti rispolverando il 4-3-3, conscio dei limiti palesati fin qui dalla difesa a tre.
La serata al Maradona s’infiamma dopo appena quattro minuti: Politano sblocca il punteggio con un mancino al volo in girata su cross dalla sinistra di Spinazzola.
I gialloneri norvegesi rispondono al 27′ con la rete del pari firmata dall’ex milanista Hauge, lesto a insaccare con un destro a giro di prima intenzione su assist di Burnstad Fet.
Il Napoli non si scompone e al 41’ torna avanti: De Bruyne trova McTominay, che di destro insacca. Intervallo sull’1-2.
Nella ripresa i norvegesi non mollano. Al 62’ ancora Fet serve Helmersen, che pareggia e riporta il risultato in parità con un preciso e potente mancino a incrociare. Il Maradona trema, ma i partenopei trovano subito la risposta. Al 75’ Politano crossa e McTominay, di testa, svettando su Sjøvold, firma la doppietta personale e riporta avanti i suoi. All’88’ arriva il sigillo: Giovane scippa il pallone a Sjøvold, cerca l’assist al centro per Højlund ma trova la deviazione di Bjørtuft che insacca nella propria porta.
Brivido finale al 94′, quando Hauge propizia la rete di Brunstad Fet, ma è troppo tardi per riaprire la partita.
Il passaggio al 4-3-3 ha dato più equilibrio e ampiezza agli uomini di Allegri. Politano e Spinazzola hanno creato costantemente sulla fascia, De Bruyne ha dettato i tempi e McTominay si è rivelato decisivo in entrambe le fasi. I norvegesi hanno giocato a viso aperto, sfruttando le ripartenze e la qualità di Fet, ma hanno pagato qualche disattenzione difensiva e la superiorità tecnica dei padroni di casa nei momenti chiave. Le statistiche (xG equilibrati, possesso e tiri a favore del Napoli) raccontano una gara aperta e spettacolare, vinta da chi ha saputo colpire con più cinismo. Il risultato ha rispettato il leggero favore prepartita (Napoli 55% — Bodø/Glimt 45%). I partenopei hanno finalmente sbloccato la classifica e ritrovato tre punti d’oro dopo un avvio difficile.
Spettacolarità: 85/100
Paris SG – Barcellona: 4-2
Al Parco dei Principi si è celebrato il vertice assoluto di questa prima fase di Champions League. La redazione non poteva che puntare i riflettori su questo scontro tra titani, il vero match di cartello della terza giornata: due corazzate a punteggio pieno dopo 180 minuti, accreditate della miglior differenza reti dell’intera competizione (+7, al pari dell’Aston Villa) e sorrette da un calcio spregiudicato, moderno e ultra-offensivo.
I padroni di casa si ripresentavano davanti al proprio pubblico forti di un cammino impeccabile: l’esordio col botto schiacciando lo Slovan Bratislava per 6-1 e la successiva prova di forza all’Etihad Stadium, dove la truppa parigina aveva espugnato il fortino del Manchester City di Maresca con un roboante 4-2. Dall’altra parte, il gigante catalano rispondeva col medesimo rullo compressore: un 5-1 senza appello inflitto al Feyenoord dell’ex van Bronckhorst al Camp Nou e il perentorio 4-1 con cui aveva ammutolito la bolgia di Istanbul contro il Galatasaray.
Le aspettative della vigilia sono state persino superate da una partita epica, a tratti drammatica e meravigliosamente poetica: un 4-2 pirotecnico dove la compagine francese si è vista rimontare per due volte prima di trovare la stoccata decisiva nel finale con la qualità del proprio centrocampo.
Il match si accende stabilmente nella prima frazione di gioco. A rompere gli indugi al 38′ sono i padroni di casa: sugli sviluppi di un’azione insistita, la sfera arriva al limite dell’area dove Doué si coordina alla perfezione e lascia partire un destro potente e preciso che si infila in rete, complice anche una visuale non perfetta dell’estremo difensore ospite García.
La reazione della compagine blaugrana non si fa attendere e a inizio ripresa, al 55′, arriva il gol del pari firmato dal debuttante Espart: il giovane centrocampista scambia splendidamente palla con López nella metà campo parigina, semina il panico superando in velocità due avversari e scarica un diagonale destro imparabile per Safonov.
Il duello si fa incandescente e al 72′ il club della capitale torna a condurre: sugli sviluppi di un corner pennellato con precisione da Doué, il difensore francese Hernández stacca imperiosamente più in alto di tutti a centro area e incorna di testa un pallone potente che si insacca sotto la traversa per il 2-1. La risposta degli ospiti è immediata e fulminea: al 79′ il talento puro Yamal inventa una giocata d’autore, puntando e superando in velocità il neoentrato Zaïre-Emery per poi scagliare un mancino velenossimo da posizione defilata che batte Safonov sul proprio palo.
Nel finale, la maggiore freschezza e la profondità della panchina parigina fanno la differenza. All’81’ Hakimi crossa dalla destra, la difesa respinge corto e favorisce Vitinha, il quale controlla di petto al limite dell’area e scarica al volo un destro chirurgico che bacia il palo e si insacca per il 3-2. A chiudere definitivamente i conti ci pensa poi Fabián Ruiz all’86’: ancora Hakimi inventa sulla corsia destra con una serie di dribbling ubriacanti prima di servire un assist rasoterra comodissimo sul secondo palo per il centrocampista spagnolo, che deve solo spingere in fondo sacco il definitivo 4-2.
I dati confermano l’equilibrio e l’enorme mole di gioco prodotta da entrambe le contendenti: 22 conclusioni totali per i parigini (con ben 15 tiri nello specchio) contro i 18 tentativi dei catalani (di cui però solo 5 nello specchio), a suggellare una delle gare più avvincenti d’Europa.
La chiave tattica della sfida si trova nella straordinaria qualità dei duelli individuali sulle corsie esterne e nella capacità del centrocampo parigino di alzare i ritmi nella mezz’ora finale. L’asse composto da Hakimi, Vitinha e le invenzioni di Doué ha ripetutamente mandato in crisi la linea difensiva alta disegnata dai catalani, costretti a capitolare sotto i colpi delle ripartenze fulminee dei campioni in carica.
Il pronostico della vigilia parlava di una classica sfida in perfetto equilibrio (Paris SG 50% — Barcellona 50%), votata agli episodi e aperta a qualsiasi esito. Il campo ha premiato la maggiore freddezza sotto porta e il cinismo dei parigini nei momenti clou del match, infliggendo ai blaugrana la prima battuta d’arresto stagionale in Europa.
Una partita totale, ricca di gol, colpi di scena e giocate da fuoriclasse, degna del palcoscenico più prestigioso del continente.
Spettacolarità: 95/100
Roma – Slovan Bratislava: 4-0
La compagine capitolina arrivava a questa sfida con un solo punto in classifica, colpa delle rimonte subite contro il Fenerbahçe e del clamoroso 3-4 rimediato all’Olimpico contro il Real Madrid, infarcito da tre reti incassate da corner in sette minuti. Di fronte c’era la “cenerentola” slovacca dello Slovan Bratislava, ancora ferma a zero dopo il pesante 1-6 subito a Parigi e lo 0-3 casalingo contro lo Stoccarda. Quella che doveva essere poco più di una seduta di allenamento per gli uomini di Gasperini si è rivelata tale: un netto e perentorio 4-0 senza storia.
Un monologo assoluto del club capitolino. A sbloccare la gara al 21′ ci ha pensato Mario Hermoso, lesto a insaccare di testa da centro area su cross illuminante del giovane difensore Ghilardi. Il raddoppio porta la firma di Molina al 39′: l’esterno argentino ha raccolto un pallone al limite dell’area e ha trafitto il portiere visitante Takáč con un preciso tocco di destro a fil di palo.
Nella ripresa il copione non è cambiato. Al 52′ Pisilli ha calato il tris firmando il 3-0 con un bell’inserimento centrale concluso con un piattone destro al volo sul secondo palo. A chiudere definitivamente i conti al 58′ ci ha pensato l’attaccante olandese Malen, infallibile dal dischetto trasformando con freddezza un calcio di rigore procurato da un fallo in area slovacca.
Il risultato riflette fedelmente i valori visti in campo e confermati dalle statistiche UEFA: 66% di possesso palla per i padroni di casa, 24 tiri totali (di cui 10 nello specchio) a fronte dei zero tiri scagliati dagli ospiti.
L’aggressività e il pressing alto coordinato da mister Gasperini hanno totalmente soffocato il 4-3-3 del club di Bratislava. La spinta costante sulle fasce di Molina e Wesley ha costretto la difesa slovacca ad schiacciarsi nella propria area, spalancando praterie per gli inserimenti dei centrocampisti e rendendo impossibile qualsiasi ripartenza per gli ospiti.
Spettacolarità: 65/100
di M. Macucci
Fenerbahce – Slavia Praga: 2-2
Dispiace veder confermato l’attuale livello toccato dal calcio turco in un match che serviva solo vincere e magari con un punteggio rotondo. Le spese pazze per ingaggiare giocatori sopra la media, vedi Greenwood non servono a nulla in questi casi. La squadra di Armal si sbatterà forse fino in fondo per raggiungere una piazza sufficiente a raggiungere gli spareggi ma certo in questo match ha perso quasi tutte le reali possibilità di riuscita. Lode ai cechi che invece hanno minori ambizioni e chiudere la fase campionato a 5/6 punti sarebbe già incoraggiante per il futuro.
Liverpool – Villareal: 4-3
Nella presentazione di questa gara avevamo saggiamente scritto che alla fine l’avrebbe spuntata la squadra di Iraola ma dopo un match molto equilibrato. Così è stato e se da un lato il nuovo tecnico dei reds può gioire per aver superato un avversario ostico dall’altro forse un campanello può essere suonato per annunciare una stagione difficile che fra impegni in Inghilterra e quelli continentali potrebbe riservare poche soddisfazioni ad un club giustamente ambizioso. Tutto opposto il giudizio sul Villareal che anche da questa sconfitta può prendere fiducia e andare a strappare un posto nei playoff dove sarà avversario difficile per chiunque.
Manchester City – Aek Atene: 5-1
Semplice match ball per i Citizen che dominano un avversario modesto riacchiappando, per ora, un posto tra le prime otto. Lo shock della gara con i Campioni in carica deve essere derubricato ad episodio isolato per un ottimo Maresca che fra Premier e Champions ha ottenuto nove successi in dieci gare denotando una caratura più che adeguata del tecnico campano a questi livelli. Per i greci una grandinata che non fa male. Attaccati ai suoi preziosi tre punticini cercheranno di sfruttare le poche occasioni per sognare un approdo agli spareggi che sarebbe già un evento.
Porto – Psv: 0-1
La nostra professione di fiducia in Farioli e nella sua squadra non è andata a buon fine al termine di una partita che certo non è stata mal giocata dai Dragoes. Purtroppo il calcio è uno sport in cui il caso spesso decide anche sfide importantissime e comunque anche l’undici iberico comincia a denotare qualche difficoltà a trasferire in Champions ciò che riesce benissimo nella Liga portoghese. A differenza per esempio dello Sporting che invece naviga nel torneo con consumata consapevolezza. Il prossimo match in casa col Napoli diventa decisivo per le ambizioni del tecnico italiano. Buon colpo invece degli olandesi che si issano solo per una notte tra i primi sedici ma che, causa anche un calendario ostile, non avranno modo probabilmente di terminare neppure tra i 24.
Stoccarda – Atletico Madrid: 1-1
Il nostro pronostico di un salomonico pareggio in questo confronto si è avverato permettendo ai tedeschi di consolidare una posizione che al peggio gli garantirà una posizione di privilegio ai playoff. La solida squadra di Hoeness ha pure impaurito i più forti avversari che però accoppiano valori tecnico tattici a un’esperienza straordinaria e, sfruttando il favorevole calendario, hanno concrete chance di un posto ai quarti diretto.
L’analisi del 2°turno di League Phase 2026-27
di A. Borrelli
Quattro partite, quattro storie diverse e un filo rosso che le unisce: emozioni a raffica. Il Feyenoord ha ritrovato il sorriso al De Kuip dopo il ko di Barcellona, mentre il Como assapora per la prima volta l’amaro sapore della sconfitta in Champions. Il Villa Park ha assistito a una lezione di cinismo, mentre gli spettatori de La Cartuja hanno goduto dello spettacolo di un altro 3-2. Infine l’Etihad ha ospitato una grande notte europea tra City e PSG, ricca di emozioni e gol. La League Phase continua a regalare spettacolo. Ecco cosa è successo sul campo.
Feyenoord – Como: 3-2
Il Como non riesce a bissare il successo storico per 4-1 sul Lipsia e cade al De Kuip. I padroni di casa, reduci dal 5-1 subito al Camp Nou, si rifanno e conquistano i primi tre punti. I lariani partono bene. Al 18’ un lancio lungo di Ramón trova Diao: l’attaccante supera di fisico e velocità López, arriva a tu per tu con Ernst e lo fredda con il piattone mancino. Il vantaggio, però, dura pochissimo. Due minuti dopo Zechiël riceve da Valente spalle alla porta, usa Perrone come perno e calcia di destro senza lasciare scampo a Sánchez. 1-1. Come già successo al Napoli la sera precedente, il gol subito sembra spezzare gambe ed entusiasmo della squadra italiana. Il pressing cala, il Feyenoord prende campo e al 52’ trova il vantaggio: Hadj Moussa calcia sul primo palo e sorprende un Sánchez non impeccabile. All’81’ arriva il colpo del 3-1 che é il colpo del KO. Ancora Hadj Moussa converge dalla destra, calcia di sinistro, il tiro viene sporcato da Ramón, impatta sul palo e trova la sfortunata deviazione di tacco di Sánchez, proteso in tuffo. Al 93’ Douvikas rende meno amara la sconfitta, sfruttando un errore di Mármol, su un altro lancio lungo di Ramón, e battendo Ernst. Peccato sia troppo tardi. Gli uomini di van Bronckhorst hanno saputo reagire subito al vantaggio avversario e, spinti da un tifo incessante, hanno alzato intensità del pressing e verticalità, trovando il successo con i gol della ripresa. Il Como di Fàbregas ha mostrato qualità in costruzione e pericolo in transizione, ma ha pagato il calo fisico-mentale dopo il pareggio e due episodi sfortunati sul portiere. Le statistiche (xG e possesso a favore degli ospiti) dicono di una gara aperta, ma la concretezza e la capacità di sfruttare i momenti chiave hanno premiato i padroni di casa. Rispetto al pronostico prepartita (Como leggermente favorito) il risultato è un’amara sorpresa: i rotterdammer si sono meritati i tre punti sul campo, contribuendo a lasciare le squadre italiane a zero successi in questo turno.
Spettacolarità: 75/100
Aston Villa – Fenerbahçe: 6-0
Netto e senza storia. I villans di Emery travolgono i turchi e si proiettano a quota 6 punti, in vetta alla classifica (a pari merito con PSG e Barcellona per differenza reti +7). I gialloblù, reduci dal 1-1 casalingo con la Roma, affondano e evitano il fanalino di coda solo grazie allo Slovan Bratislava, che ha fatto peggio di loro. La serata si sblocca presto.
Al 12’ Manzambi firma il vantaggio con un tiro mancino dal dischetto dell’area di rigore, con decisiva deviazione di Skriniar per battere Ederson.
Al 31’ arriva il raddoppio: Kamara serve Jackson, che calcia di destro e non lascia scampo al portiere ex City.
Otto minuti dopo è ancora Jackson a segnare, ancora col destro: questa volta l’assist arriva da Barkley. Intervallo, ma il match sembra già chiuso dato il 3-0. Nella ripresa i padroni di casa fiutano l’odore della preda in difficoltà e non mollano la presa, consapevoli dell’importanza della differenza reti. Barkley firma una doppietta: al 68′ insacca su rigore; quattro minuti dopo, sull’assist dalla linea di fondo di Mbaye, l’ex Everton calcia di sinistro dal limite e gonfia nuovamente la rete. Al 90’ chiude i conti Abraham, servito da Alysson, con un destro da distanza ravvicinata. 6-0 e festa al Villa Park. Gli uomini di Emery hanno imposto intensità, verticalità e qualità tecnica sin dal primo fischio. Hanno dominato ogni reparto, sfruttando le fasce e la superiorità a centrocampo. I turchi di Kartal sono apparsi spaesati, privi di reattività e incapaci di costruire azioni pericolose. Quasi superfluo dire che anche le statistiche raccontano un dominio totale e meritato. Il risultato ha rispettato e anzi amplificato il pronostico prepartita (davamo l’Aston Villa vincitore al 60%).
Spettacolarità: 70/100
Betis – Porto: 3-2
Il Betis vince ancora 3-2, dopo averlo già fatto in casa del Lille, e si porta momentaneamente all’ottavo posto (stessa differenza reti del Real Madrid). I draghi, invece, arrivavano dalla sconfitta casalinga 0-2 contro il Manchester City, continuano a cercare i primi punti. Primo tempo senza reti, con un gol annullato dal VAR ai portoghesi per fallo di mano. Nella ripresa però esplode subito il match. Al 47’ Ezzalzouli riceve da García e calcia di destro dalla sinistra dell’area: il pallone finisce sotto la traversa e il risultato si muove sul 1-0. Il Porto però non ci sta, reagisce con qualità e ribalta. Al 54’ Veiga batte una punizione da fuori area e trova l’angolino alto, con Vallés che non riesce a trattenere. Al 61’ arriva il ribaltamento: Pepê lascia di tacco per Aghehowa, che scocca un potente destro e porta avanti gli ospiti. I verdiblanchi però non mollano e ribaltano a loro volta. Al 74’ Antony punta e mette in mezzo, Hernández calcia di prima intenzione e pareggia. Poi, all’84’, il colpo decisivo: dopo un check VAR viene assegnato un rigore per fallo su Marc Roca. Isco dal dischetto non trema e calcia di destro nell’angolino basso. 3-2 e tre punti d’oro. Gli uomini di Pellegrini hanno mostrato personalità e capacità di reazione, sfruttando le fasce e la qualità individuale di Abde, Antony e Isco. Il Porto di Farioli ha prodotto belle azioni e ha meritato il vantaggio, ma ha pagato qualche disattenzione difensiva e la lucidità dei padroni di casa nei momenti chiave.
La partita ha regalato più gol rispetto a quelli previsti dalle statistiche e il possesso palla ha sorriso agli spagnoli. Il risultato risulta essere corretto per quanto mostrato sul campo. Anche qui il nostro pronostico non ha fallito. Davamo il Betis leggermente in vantaggio e, seppur con qualche sofferenza, il successo è effettivamente arrivato.
Spettacolarità: 80/100
Manchester City – Paris SG: 2-4
Un mercoledì sera indimenticabile all’Etihad Stadium. La sfida di cartello della seconda giornata della League Phase di Champions League non ha tradito le attese, regalando uno spettacolo pirotecnico da 6 gol, capovolgimenti di fronte, pali, traversa e perfino un rigore neutralizzato nei minuti di recupero.
Gli uomini guidati in panchina da Maresca battezzavano il proprio debutto casalingo continentale forti del successo per 2-0 conquistato all’esordio sul campo del Porto. Tuttavia, la serata si è trasformata in una vera e propria montagna russa: nei primi 35 minuti i padroni di casa si sono ritrovati sotto di tre reti di scarto di fronte allo strapotere avversario. Dal canto loro, i bicampioni in carica — che al primo turno avevano già spaventato l’Europa polverizzando lo Slovan Bratislava con un roboante 6-1 — hanno confermato di essere un’autentica corazzata, capace di unire cinismo, qualità tecnica sopraffina e una prolificità offensiva impressionante.
Il primo tempo per i padroni di casa si è trasformato in un incubo a occhi aperti nel giro di venti minuti, sotto i colpi di un tridente parigino ispiratissimo. A sbloccare il punteggio ci ha pensato Doué, bravo a sfruttare un assist al limite dell’area di Fabián Ruiz e a far partire un destro chirurgico da fuori area che si è infilato a fil di palo senza lasciare scampo a Donnarumma. Nemmeno il tempo di riorganizzarsi che, appena due minuti dopo, è Doué a premiare l’inserimento in profondità di Dembélé, lesto a bruciare la linea difensiva inglese in velocità e a trafiggere l’estremo difensore avversario con un colpo di testa. La stangata che sembrava aver mandato definitivamente al tappeto la truppa britannica è arrivata poco dopo la mezz’ora con una vera e propria gemma di Vitinha: il centrocampista lusitano, rifinito da Fabián Ruiz, ha caricato il destro dai venti metri incastonando la sfera direttamente sotto l’incrocio dei pali per un clamoroso 0-3 che ha calato il gelo sull’Etihad.
Rientrati dagli spogliatoi con un piglio e una furia del tutto diversi, gli azzurri di Manchester hanno provato a riaprire la contesa grazie alla loro bocca da fuoco principale: Haaland ha riacceso le speranze svettando in alto su un perfetto cross morbido del neoentrato Ndiaye e battendo Safonov. Nel momento di massima spinta dei padroni di casa è però arrivata la doccia fredda firmata da Akliouche, autore di un tiro velenoso respinto in tuffo da Donnarumma prima che la palla, spinta da un effetto beffardo, ricadesse oltre la linea di porta per l’1-4. Nonostante l’amaro punto del doppio svantaggio e la sfortuna — testimoniata prima dal palo pieno colpito da Enzo Fernández da fuori e poi dalla traversa stampata dall’ennesima incornata di Haaland —, il gigante norvegese ha firmato comunque la sua personale doppietta con un piatto al volo da centro area su assist basso dalla fascia di Bouaddi per il definitivo 2-4. A sigillare le emozioni di una notte folle ci ha pensato infine Donnarumma al 90′, parando un calcio di rigore a Ferran Torres e impedendo ai francesi di dilagare ulteriormente.
I dati e le statistiche raccontano perfettamente la doppia anima della gara: paradossalmente i Citizens hanno avuto un maggior numero di tiri totali (26 a 15) anche se con una peggior precisione (9 a 10 nello specchio della porta) e un possesso palla lievemente superiore (54%), e secondo gli xG avrebbero dovuto trionfare, ma così non è stato. Se il primo tempo è stato un monologo tattico degli uomini di Parigi, la ripresa ha visto una reazione rabbiosa del City che ha dominato in occasioni create.
La mossa vincente dei parigini, nemmeno a dirlo, è stata la rapidità negli interscambi tra le linee nel primo tempo: la posizione fluida di Doué e Dembélé ha completamente disorientato la difesa a quattro del City (formata da Khusanov, Dias, Guéhi e Gvardiol), costantemente presa d’infilata in transizione. Nella ripresa, l’ingresso di Bouaddi e Ndiaye e l’alzamento del baricentro da parte di Maresca hanno trasformato la sfida in un assedio a trazione anteriore, esponendo però la squadra ai contropiedi micidiali della formazione parigina.
Alla vigilia non ci siamo sbilanciati, dando la sfida in perfetto equilibrio (50% – 50%), e il campo ha confermato come i dettagli facciano tutta la differenza in queste notti magiche. Non si può parlare di un’assoluta sorpresa visto il valore eccelso degli ospiti, ma la facilità con cui i parigini hanno azzannato la partita nel primo tempo ha stupito anche i più ottimisti.
Una gara totale, epica e ricca di colpi di scena, a dimostrazione che quando si affrontano queste superpotenze del calcio europeo, la Champions League regala emozioni senza pari.
Spettacolarità: 95/100
La seconda giornata della League Phase ha già messo in chiaro alcune verità. C’è chi ha scritto la storia (Sabah), chi ha confermato di essere tra i grandi (Arsenal), chi ha ritrovato l’identità dopo un ko doloroso (Atlético), chi ha reagito con cinismo (Lipsia) e chi, invece, ha regalato punti preziosi in casa di un avversario che non perdonava (Napoli). Cinque partite, cinque storie diverse, e già la classifica comincia a prendere forma. Ecco cosa è successo sul campo.
Sabah Baku – Slavia Praga: 2-0
La storia della Champions League ha una nuova pagina scritta in azero. Il Sabah ha conquistato la sua prima, storica vittoria nella massima competizione europea, e l’ha fatto contro uno Slavia Praga che, come i padroni di casa, era ancora a caccia del primo successo stagionale in Champions. Tre punti d’oro per la formazione allenata da Dambrauskas, zero per i cechi di Trpišovský, che allungano a 21 le gare consecutive senza vittorie nella fase principale della competizione.
La serata si è aperta con un momento di apprensione. Dopo pochissimi minuti Zima, ex Torino, si è accasciato a terra con apparenti problemi respiratori. Il difensore ceco è rimasto a terra alcuni secondi, ma fortunatamente ha ripreso la posizione in campo e ha proseguito la gara senza ulteriori conseguenze evidenti.
Il primo tempo è stato equilibrato e teso. Al 17’ lo stadio olimpico di Baku (con un pubblico davvero troppo scarso per un match di questo calibro) ha esultato: Parris ha calciato a giro e ha trovato l’angolino. L’urlo, però, è rimasto strozzato in gola. Il VAR ha annullato il gol per un fuorigioco millimetrico. I padroni di casa hanno comunque mostrato personalità e organizzazione, mentre i cechi hanno iniziato a prendere campo e a produrre le prime conclusioni.
Nella ripresa gli azeri non hanno mollato. Al 49’ è arrivato il gol della storia: Lepinjica ha servito un taglio preciso e Parris, questa volta in posizione regolare, ha calciato di destro a rasoterra nell’angolino basso. Primo gol ufficiale del Sabah nella League Phase della Champions League. Lo Slavia ha provato a reagire con insistenza, accumulando tiri e corner, ma ha trovato un muro ben organizzato e un portiere attento in Pokatilov.
Il secondo sigillo è arrivato al 88’ in modo quasi surreale. Un’uscita maldestra del portiere ceco Markovic, un recupero di Mbina e un passaggio per Mickels, che dalla distanza (intorno ai 40 metri) ha spedito la palla in rete nonostante un disperato tentativo di recupero. 2-0 e festa azera.
Il Sabah ha giocato con ordine e cinismo. Il possesso palla è rimasto pari, ma ha accettato di concedere un maggior numero di tiri (17 conclusioni per i cechi contro 13), ma ha chiuso gli spazi e ha colpito con precisione nelle ripartenze. Lo Slavia ha dominato le statistiche (xG superiori e più big chances), ma è stato sterile in area e ha pagato carissimo un errore collettivo sul 2-0. Semplicemente la concretezza ha battuto il volume di gioco.
Il risultato è una bella sorpresa rispetto al pronostico prepartita. I favoriti non hanno mantenuto le attese e gli azeri, alla prima storica affermazione, se la sono meritata sul campo grazie a personalità e lucidità.
Spettacolarità: 60/100
Arsenal – Lille: 3-0
All’Emirates i padroni di casa hanno confermato di essere tra le squadre più solide del torneo, battendo con un netto 3-0 il Lille. I gunners si portano a quota 6 (avevano battuto 1-0 il Napoli al Maradona nella prima partita) e lasciano a 0 il Lille, battuto nel turno precedente per 3-2 dal Betis.
Il primo tempo resta equilibrato e senza reti. Il Lille crede di sbloccarla con Ueda, che infila Raya, ma il VAR annulla tutto per fuorigioco. Poi, al 61’, un’altra revisione video: possibile rigore per gli ospiti, ma l’arbitro e la sala VAR negano il penalty. La partita sembra destinata a restare chiusa. In sette minuti i londinesi chiudono i conti. Al 64’ Timber, dopo un’azione sulla destra, tocca sotto e batte Özer. Tre minuti dopo Eze riceve e con un piatto del sinistro trova l’angolino. Al 71’ arriva il tris: Saka, servito da Havertz, calcia di sinistro e non lascia scampo al portiere. 3-0 e partita finita.
Gli uomini di Arteta hanno alzato il ritmo dopo l’intervallo, imponendo pressing e verticalità sulle fasce. Il Lille ha resistito per un’ora con ordine, ma ha pagato la differenza di qualità e intensità quando i padroni di casa hanno accelerato.
Le statistiche (possesso e tiri nettamente a favore) raccontano un dominio progressivo e meritato.
Pronostico ampiamente rispettato, con il giusto cinismo da parte dei biancorossi.
Spettacolarità: 65/100
Atletico Madrid – Manchester United: 2-0
Dopo il ko di Anfield i colchoneros avevano bisogno di un segnale. Ai Red Devils, invece, bastava continuare sulla scia del netto 4-0 sul Sabah. Al Metropolitano, però, la serata ha preso subito una piega netta.
I padroni di casa partono meravigliosamente. Al primo minuto Baena serve Barrios, che non sbaglia e porta avanti i suoi. Un avvio da brividi. Gli ospiti soffrono e cercano di reagire, ma a fine primo tempo arriva un altro colpo (annullato): Cardoso segna, il Metropolitano esplode, poi il VAR interviene e cancella tutto per un fallo di mano di Llorente in costruzione. Intervallo sull’1-0.
Nella ripresa Álvarez colpisce un bel palo, tenendo viva la tensione. Poi piove sul bagnato per gli inglesi: al 74’ Yoro riceve il rosso per un fallo da ultimo uomo. In superiorità numerica gli uomini di Simeone mettono la parola fine al 79’: David prova la conclusione, Lammens respinge e Lookman, prontissimo, spinge in rete da distanza ravvicinata. 2-0 e partita archiviata.
I rojiblancos hanno imposto intensità e aggressività fin dal primo fischio, sfruttando le fasce e la qualità in zona di rifinitura. Lo United, già in difficoltà a trovare ritmo, hanno sofferto ulteriormente dopo l’espulsione e non sono riusciti a produrre occasioni chiare. I numeri confermano il controllo dei padroni di casa. Risultato in linea con il leggero vantaggio che avevamo dato nel pre-gara, soprattutto per il fattore campo.
Spettacolarità: 70/100
RB Lipsia – PSV Eindhoven: 1-0
La sfida tra due squadre ferite dal risultato del primo turno (i tedeschi battuti 4-1 dal Como al Sinigaglia; gli olandesi che non erano andati oltre l’1-1 con lo Shakhtar Donetsk) viene vinta dai padroni di casa, che trovano una reazione importante alla Red Bull Arena.
La gara è stata a lungo un duello tra i due portieri. Al 19’ il PSV ottiene un rigore (dopo check VAR), ma Perišić calcia centrale e Vandevoordt respinge splendidamente (e fortunosamente) con il piede. Nella ripresa, al 61’, è Kovar a diventare protagonista con una tripla parata ravvicinata: prima ferma Gruda, poi il rimpallo su Orbán e tiene ancora in bilico la partita.
Il gol decisivo arriva al 75’. Gruda, sulla trequarti, controlla e calcia da fuori area: il tiro, deviato leggermente da Perišić, finisce nell’angolino e regala ai rossoblu i primi tre punti. Gli olandesi provano a reagire e addirittura segnano con Obispo, ma il VAR annulla per fuorigioco. Gli uomini di Demichelis hanno fatto una partita attenta, chiudendo gli spazi e trovando il momento giusto per colpire dopo aver alzato il ritmo nella seconda frazione. Quelli di Bosz hanno creato occasioni, pagando però scarsa concretezza e lucidità nei momenti chiave. Il gioco di rimessa dei “bulli” (meno possesso palla ma più xG e occasioni) ha pagato, rispettando i presupposti da noi proposti pre-gara.
Spettacolarità: 65/100
Villarreal – Napoli: 3-1
Alla Cerámica si affrontavano due squadre ancora a zero punti: i gialli reduci dal rocambolesco ko di Dortmund, i partenopei ancora sotto shock dopo il 0-1 interno contro l’Arsenal.
La serata ha preso una piega inaspettata.
Il Napoli parte benissimo. All’8’ Rrahmani sfrutta un traversone e, alla seconda occasione dopo una ribattuta, batte Junior per lo 0-1. Gli azzurri sembrano in controllo e Højlund sfiora quasi subito il raddoppio colpendo la traversa di testa. Poi, però, si fanno male da soli. Al 23’ un pessimo retropassaggio di Politano diventa un assist involontario per Mikautadze: l’attaccante georgiano ruba palla, supera Milinković-Savić e pareggia. Tre minuti dopo Mouriño riceve da Gerard Moreno, ha tutto lo spazio per prendere la mira da fuori area e spedisce un missile nell’angolino. 2-1 e ribaltone completo.
Nella ripresa i gialli gestiscono con ordine e cinismo. Il Napoli prova a reagire ma senza luci particolari, e all’86’ arriva la mazzata finale: Pérez serve Oluwaseyi, che non sbaglia e sigilla il match con il 3-1.
Gli uomini di Iñigo Pérez hanno saputo punire gli errori individuali e sfruttare gli spazi concessi in zona di rifinitura. Il Napoli, dopo un avvio positivo, ha abbassato il pressing e ha regalato due gol evitabili, pagando la scarsa lucidità difensiva.
Possesso e tiri equilibrati, ma la capacità di punire gli errori individuali ha fatto la differenza. Avevamo dato i favori del pronostico al Napoli: le aspettative non sono state mantenute. Una sconfitta che rischia di pesare molto sul percorso degli azzurri.
Spettacolarità: 65/100
L’analisi del 1°turno di League Phase 2026-27
Che esordio per il Como! Anche la Roma a punti, United in scioltezza
di Armando Borrelli
Fenerbahce – Roma: 1-1
39′ Cristante (R) – 48′ Brown (F)
Due “arrugginite” della Champions si sono ritrovate a Istanbul. Il Fenerbahçe mancava dalla massima competizione europea dal 2008/09, la Roma addirittura dal 2018/19 (quando fu eliminata dal Porto agli ottavi dopo i supplementari). Un ritorno carico di attesa e nostalgia per entrambe. Il clima allo stadio è stato fin da subito infuocato. I tifosi turchi hanno accolto le squadre con cori a decibel altissimi e hanno accompagnato ogni possesso giallorosso con fischi sonori e pressanti. Un’atmosfera tipica delle grandi notti europee in Turchia, che ha reso la serata ancora più elettrica. Bella e significativa l’iniziativa della formazione della Lupa: non potendo esporre il consueto sponsor sulle maglie (le società di scommesse non sono ammesse in ambito UEFA), ha deciso di pubblicizzare la raccolta fondi “Together for Nepal”, destinata ad aiutare lo Stato himalayano colpito da una catastrofica alluvione che ha provocato migliaia di morti e dispersi. Un gesto di solidarietà che fa onore al club. In campo la gara resta equilibrata e tattica. Al 39’ arriva il vantaggio degli ospiti: Malen serve Cristante, che dal limite dell’area lascia partire un destro preciso e potente che si insacca all’angolino. Gol carico di significato: Cristante è l’unico giocatore presente nell’ultima apparizione in Champions dei giallorossi. Il Fenerbahçe non si scompone e trova il pareggio subito dopo l’intervallo. Al 48’ Greenwood infila un passaggio filtrante per Brown, che, partendo da un’insolita posizione di centravanti, con un tocco delicato e preciso batte Svilar. 1-1 e partita di nuovo in bilico. Da lì in poi il match diventa più chiuso, con poche vere occasioni da una parte e dall’altra, la maggior parte di marca locale, che impatta anche la traversa con Aké.
Entrambe le squadre hanno privilegiato l’ordine e la compattezza. I padroni di casa hanno cercato di sfruttare le ripartenze e la qualità di Greenwood e Aktürkoğlu, mentre i giallorossi di Gasperini hanno provato a costruire con più possesso (58%) e verticalità attraverso Malen e Dybala. Il gol di Cristante è nato proprio da una buona costruzione e da un inserimento intelligente; quello del pari da una ripartenza rapida e precisa. Il pronostico prepartita dava un leggero favore agli ospiti (Fenerbahçe 45% – Roma 55%): il pareggio è un esito probabilmente giusto, anche se ai punti (e secondo gli xG) forse i turchi avrebbero meritato qualcosina in più. Ma il calcio non è boxe, e i giallorossi sono la prima squadra italiana (avendo giocato alle 18:45) a riuscire, finalmente, a muovere la classifica.
Indice di spettacolarità: 60/100

Como – RB Lipsia: 4-1
15′ Baturina (C) – 38′ Douvikas (C) – 54′ Diao (C) – 58′ Maksimović (L) – 90′ Perrone (C)
C’è qualcosa di magico nello storico debutto del Como in Champions League. Farlo in casa, davanti ai propri tifosi, nello stadio che ha vissuto anni di sogni e di risalite, rende la serata ancora più speciale. I lariani di Fàbregas scrivono la prima pagina della loro avventura europea e lo fanno con una prestazione da ricordare. La gara si sblocca presto. Al 15’ un disimpegno impreciso della difesa tedesca regala il pallone a Baturina, che non si fa pregare e batte il portiere per l’1-0. Il raddoppio arriva al 38’: lo stesso Baturina infila un passaggio filtrante perfetto per Douvikas, che si presenta davanti al portiere e deposita di destro. 2-0 all’intervallo e Sinigaglia in festa. Nella ripresa i padroni di casa non mollano. Al 54’ Nico Paz serve Diao sulla destra: il senegalese entra in area e con un destro preciso firma il 3-0. Il Lipsia trova il gol della speranza quattro minuti dopo: un errore in costruzione dei lariani viene punito da Maksimović, che da fuori area lascia partire un sinistro di prima intenzione a giro imparabile. 3-1. Ma il Como ha l’istinto del killer. Al 90’ ancora Paz trova Perrone, che chiude i conti con un sinistro sicuro. 4-1 finale. Fàbregas ha impostato una squadra compatta (cambiando anche sistema di gioco nel corso della ripresa per gestire il punteggio e trovare il giusto compromesso tra stanchezza e sofferenza per il pressing ospite), verticale e cinica. Paz e Baturina hanno fatto la differenza nella trequarti. I tedeschi non sono praticamente mai riusciti a imporre il loro ritmo, soffrendo la concretezza offensiva degli italiani e alcuni cali di concentrazione. Il risultato ha rispecchiato i valori visti in campo: i lariani hanno convertito le occasioni con una percentuale quasi perfetta e hanno saputo leggere i momenti della partita, attaccando quando serviva e soffrendo quando necessario. Il gol del 3-1 nasce proprio da uno di quegli errori in costruzione che Fàbregas dovrà limare, ma nel complesso è stata una prestazione di grande maturità. Il pronostico prepartita dava un leggero favore agli ospiti (Como 45% – RB Lipsia 55%): inutile dire che siamo felici di aver sbagliato, con la vittoria dei padroni di casa che è stato un segnale importante. Una squadra capace di un killer instinct letale, forse il migliore tra le italiane in questa prima giornata. Se riuscirà a eliminare anche quei piccoli errori, potrà togliersi soddisfazioni importanti in questa Champions.
Indice di spettacolarità: 75/100
Manchester United – Sabah Baku: 4-0
27′ Cunha – 42′ Fernandes – 45′ Šeško – 68′ Martínez
Era la classica sfida senza storie, ma qualche sfumatura la rendeva interessante lo stesso.
I Red Devils tornano in Champions dopo l’assenza totale dalle coppe europee nella scorsa stagione e dopo l’umiliante eliminazione nella fase a gironi del 2023/24, quando chiusero all’ultimo posto dietro anche a Copenhagen e Galatasaray. Per il Sabah Baku, invece, si tratta dell’esordio assoluto in una fase finale della massima competizione continentale, ulteriore prova della crescita del calcio azero dopo la buona campagna del Qarabağ. A Old Trafford si risolve facilmente. I padroni di casa partono con il giusto piglio e sbloccano la gara al 27’: cross di Dorgu dalla sinistra e Cunha, a due passi dalla porta, deposita in rete di destro. Il secondo gol arriva al 42’: Tielemans fa la sponda per Bruno Fernandes, che dal centro dell’area non sbaglia. Il tris è quasi immediato: al 45’ Mbeumo lancia Šeško, che supera anche il portiere e spinge in porta a porta vuota. Intervallo con già tre gol di scarto. Nella ripresa i biancorossi gestiscono senza troppi patemi e trovano il quarto gol con Lisandro Martínez, che sfrutta un rimpallo in area dopo un’azione da calcio piazzato. Finisce 4-0, risultato che non lascia spazio a discussioni. Gli uomini di Carrick hanno imposto un possesso netto e un pressing alto che ha soffocato ogni tentativo di costruzione degli azeri. Le fasce e la qualità tra le linee di Fernandes, Cunha e Mbeumo hanno fatto la differenza, mentre il Sabah ha cercato di chiudersi e di ripartire senza mai trovare vera profondità. Differenza tecnica abissale. Il risultato ha rispecchiato pienamente i valori in campo e le statistiche (possesso e tiri nettamente a favore dei padroni di casa). Nessuna sorpresa rispetto al pronostico prepartita (Manchester United 80% – Sabah Baku 20%): i Red Devils hanno confermato il ruolo di netti favoriti per questo incontro.
Indice di spettacolarità: 55/100
Napoli – Arsenal: 0-1
75′ Ødegaard
Il blocco allegriano era a momenti così basso che rischiava pericolosamente di uscire dalle linee del campo. Questo accorto accorgimento e la dabbenaggine di alcuni interpreti in maglia rossa, vedi Saka, ha evitato al Napoli una goleador che pure sarebbe stata un efficace ritratto di quanto visto sul campo. Il Napoli ha avuto la possibilità di strappare un pareggio? Sì, l’ha avuta! L’Arsenal ha un organico superiore a quello del Napoli? Sì, c’è l’ha! Niente però può scusare il secondo tempo, prima del gol, in cui una buona squadra di un discreto torneo del calcio continentale ha oggettivamente parcheggiato un autobus davanti alla porta protetta da un gigante. Se questo è il calcio di Allegri che qualcuno ci liberi da questo incubo. Arteta avrà alzato più di un sopracciglio ad osservare la tattica (?) del suo avversario ma si rallegra comunque di un successo e torna in un ambito, la Premier, in cui quasi tutti, o forse proprio tutti, sono inferiori all’Arsenal, ma nessuno lo affronta con questo pavido atteggiamento.

Stoccarda – Viking Stavanger: 3-1
20′-26′-32′ Demirovic (S) – 22′ Tripic (V)
Siamo certi che il vero livello dei vikinghi non è quello espresso in questo match e che, appena abituati a questi livelli e a questo “ tipo” di calcio anche la squadra di Stavanger, quattro volte più grande di Bodo, darà un segnale più veritiero del calcio norvegese. Un certo timore reverenziale proprio verso il contesto più che nei confronti di un avversario comunque non straordinario, ha certamente inciso sulla prestazione della squadra guidata da Jensen che soprattutto in fase difensiva sono sembrati una squadra non all’altezza di questo competizione, facendo di un discreto centravanti un vero fulmine di guerra. Se dopo 3/4 incontri un po’ di consapevolezza soccorrerà i norvegesi pensiamo che avrà comunque una chance di attaccarsi al treno dei playoff. Cosa che sarà certamente più semplice per la città della Mercedes che però raramente avrà vita facile come in questa occasione.
Sporting Lisbona – Galatasaray: 3-1
6′ Inacio (G) – 27′ Catamo (S) – 57′ Suarez (S) – 63′ Zalazar (S)
Come avevamo facilmente previsto il Gala dei grandi campioni e delle grandi ambizioni è sparito davanti al futebol dei lusitani che hanno fatto strane dei Leao, dei Gundogan, dei Sanè e ci fosse stato…niente sarebbe cambiato. Lo Sporting è squadra ormai attrezzata in tutte le sue componenti a questi livelli mentre le squadre turche potranno continuare a comprare vecchie figurine senza spostare di un passo il loro modesto cabotaggio. Ergo il club di Lisbona punta ad un posto entro i dieci, dodici della classifica finale mentre quella del quartiere di Galata al massimo può puntare al 24. Ma non sarà facile.
Barcellona e Paris sul velluto, il Liverpool fa suo il big match contro l’Atleti
di Armando Borrelli
Barcellona – Feyenoord: 5-1
3′-57′ Raphinha (B) – 22′ Adeyemi (B) – 77′ Lamine Yamal (B) – 82′ Steijn (F) – 85′ Gabriel Jesus (B)
Il Camp Nou torna a ospitare la Champions, ma lo fa ancora a metà: il terzo anello è ancora cantiere e lo stadio non ha recuperato del tutto la sua maestosità. A rendere ancora più particolare la serata ci ha pensato anche il cielo di Barcellona: una pioggia battente, poi andata progressivamente a calare fino a sparire, era presente al fischio iniziale. In panchina per gli olandesi c’è Giovanni van Bronckhorst, uomo che con i blaugrana ha vissuto notti magiche e ha alzato la Champions nel 2005/06. Un ritorno carico di ricordi per l’allenatore olandese, ma il presente ha parlato un’altra lingua. I padroni di casa partono fortissimo. Al 3’ Yamal serve Raphinha: il brasiliano se ne va con un’azione personale di pura classe, mette a sedere i due difensori centrali avversari e deposita in porta. Al 22’ arriva il secondo: Cancelo pesca Adeyemi, che dalla distanza lascia partire un destro a effetto imparabile. Nella ripresa i catalani non mollano. Al 57’ Pedri trova ancora Raphinha, che firma il bis e chiude praticamente la pratica. Al 77’ Yamal arrotonda, regalando lo spettacolo con un gol su punizione. Gli olandesi trovano il gol della bandiera all’82’ con Steijn (assist di Borges), ma due minuti dopo Gabriel Jesus, appena entrato, chiude i conti di testa su cross di Yamal. 5-1 finale. Hansi Flick ha imposto un possesso asfissiante (oltre il 65%) e un pressing alto che ha soffocato ogni tentativo di ripartenza dei rotterdammer. La qualità individuale sulle fasce e la verticalità dei nuovi innesti Adeyemi e Jesus hanno fatto la differenza: il primo con un gol da fuori area di pregevole fattura, il secondo con un impatto immediato da subentrato. Il Feyenoord ha provato a resistere in blocco basso, ma ha subito troppo volume offensivo e non è mai riuscito a costruire azioni pulite. Il risultato ha rispecchiato pienamente i valori in campo e le statistiche. Dominio netto dei blaugrana, che hanno meritatamente confermato il pronostico prepartita (75%-25%). Nessuna sorpresa, solo una conferma di forza.
Indice di spettacolarità: 75/100

Liverpool – Atletico Madrid: 2-1
17′ Llorente (A) – 40′ Szobosziai (L) – 50′ Mac Allister (L)
Due contesti tecnici agli antipodi si sono scontrati ad Anfield. Da una parte Iraola, alla sua prima stagione sulla panchina dei Reds e al debutto assoluto in Champions come allenatore. Dall’altra Simeone, giunto alla quindicesima stagione consecutiva alla guida dei colchoneros, con tutto il bagaglio di esperienza e cattiveria agonistica che lo contraddistingue. La gara si apre con un colpo a tradimento degli ospiti. Al 17’ Julián Álvarez serve un passaggio filtrante e Marcos Llorente, specialista delle notti di Anfield, lascia partire un sinistro preciso da fuori area che si insacca alle spalle di Alisson. 0-1 e cala il silenzio nello stadio. I padroni di casa reagiscono e trovano il pareggio a cinque minuti dalla fine del primo tempo. Araújo recupera palla e serve Szoboszlai, che dal centro dell’area batte Oblak con un destro rasoterra. Nella ripresa arriva subito il ribaltone. Al 49’ Isak riesce a trovare la giusta sponda per Mac Allister: l’argentino, dal limite, scarica un sinistro potente e precisissimo che si conficca a fil di palo, con Oblak inutilmente proteso in tuffo. 2-1 e Anfield esplode. Poco dopo arriva il momento più amaro per Barcola. Il francese, alla prima da titolare in maglia rossa e che al 49′ si era divorato un’occasionissima per il 2-1 (piattone sul fondo nell’uno contro uno con Oblak in uscita) è stato costretto ad abbandonare il campo per un problema al polpaccio, lasciando preoccupazione sul suo stato fisico. Iraola ha cercato di imporre un pressing alto e verticalità sulle fasce, sfruttando la spinta di Barcola e la qualità tra le linee di Szoboszlai e Mac Allister. Simeone, classico, ha risposto con un blocco medio-basso e ripartenze veloci, trovando il gol del vantaggio proprio in una di queste. Il secondo tempo ha visto i Reds più propositivi e concreti nel capitalizzare gli spazi, mentre gli ospiti hanno faticato a costruire azioni di qualità dopo lo 0-1. Il risultato ha rispecchiato abbastanza i valori in campo: i padroni di casa hanno meritatamente ribaltato il risultato dopo un avvio complicato, anche se gli spagnoli sono rimasti sempre pericolosi in transizione. Il pronostico prepartita (Liverpool 65% – Atlético 35%) è stato rispettato, anche se con più fatica del previsto.
Indice di spettacolarità: 70/100

Paris SG – Slovan Bratislava: 6-1
17′-23′ Dembélé (P) – 31′-47′-57′ Ferran Torres (P) – 59′ Camara (S) – 88′ Fabian Ruiz (P)
Era la classica sfida Davide contro Golia. Da un lato i campioni in carica, ricchi di talento e ambizioni europee; dall’altro una formazione slovacca che, per quanto organizzata, non poteva realisticamente ambire a qualcosa di più di un’onorevole resistenza. Anche l’avvio incerto dei parigini in Ligue 1 non bastava a far credere in un’impresa degli ospiti. E infatti il Parc des Princes ha assistito a una dimostrazione di forza netta e senza troppe storie. I padroni di casa partono subito con il piede giusto. Al 17’ Nuno Mendes colpisce il palo da fuori area e Dembélé è il più lesto a spingere in rete il rimpallo. Sei minuti dopo arriva il raddoppio: cross dalla destra e Dembélé si eleva per un colpo di testa preciso che vale il 2-0. Al 31’ il francese si trasforma in assistman e trova Ferran Torres, che di prima intenzione firma il 3-0. Intervallo con tre gol di scarto e partita già in discesa. Nella ripresa Torres continua la sua serata magica. Al 47’ firma il personale raddoppio e al 57’ completa la tripletta, firmando l’hattrick alla prima in maglia parisienne in Champions League. Uno score impeccabile per lo spagnolo, che ha sfruttato al massimo la qualità dei compagni e gli spazi concessi dalla difesa slovacca. Due minuti dopo arriva la gioia ospite: Suleiman Camara trova il gol della bandiera, un’azione isolata e personale ma ben costruita che regala almeno un sorriso ai tifosi in trasferta. Fabián Ruiz chiude poi il “set” a due dal 90′. Finisce 6-1. Non c’è stata vera chiave tattica da sviscerare: è stato un dominio totale dettato dalla superiorità tecnica individuale. Luis Enrique ha lasciato giocare i suoi con libertà offensiva, sfruttando le fasce e la qualità tra le linee. Dembélé e Torres hanno fatto quello che sanno fare meglio, mentre a centrocampo Vitinha e compagni hanno gestito i ritmi senza mai subire. Lo Slovan ha provato a chiudersi e a ripartire, ma la differenza di qualità è stata abissale. Il risultato ha rispecchiato pienamente i valori in campo e le statistiche. Possesso palla schiacciante, tiri a valanga e un xG (4,70 a 0,64) nettamente a favore dei francesi. Nessuna sorpresa rispetto al pronostico prepartita (85%-15%): i padroni di casa hanno confermato il ruolo di netti favoriti e hanno messo in mostra la loro forza offensiva.
Indice di spettacolarità: 65/100

Inglesi corsare – Aston Villa e Manchester City vincono sul campo di Brugge e Porto
Club Brugge – Aston Villa: 2-3
11′ McGinn J (A) – 19′ Vetlesen (B) – 22′ Buendia (A) – 43′ Jackson (A) – 61′ Tresoldi (B)
Al Jan Breydel Stadion i fiamminghi sono partiti con l’ambizione di far pesare il fattore campo contro i claret and blue inglesi, ma la serata ha preso una piega diversa già nei primi minuti. Gli ospiti di Emery, ancora a secco di successi in Premier dopo tre giornate, hanno trovato la via della rete con una rapidità sorprendente e hanno poi saputo gestire un match di grande intensità.
Il vantaggio inglese arriva all’11’: Torres serve con precisione McGinn. Lo scozzese, dal lato destro dell’area, firma con un sinistro rasoterra che si insacca vicino al palo.
I padroni di casa reagiscono subito: al 19’ Virgili (uno dei nuovi innesti estivi) serve Vetlesen, che dal centro dell’area batte l’ex Parma Suzuki con un sinistro preciso in basso a destra. 1-1 e il pubblico belga si riaccende.
Peccato per loro però che la risposta dei Villans è quasi immediata. Al 22’ João Gomes trova Buendía in area; l’argentino, con un tocco da centravanti puro, realizza da distanza ravvicinata e riporta avanti gli inglesi. Prima dell’intervallo arriva anche l’1-3: ancora Torres protagonista di un contropiede fulmineo, lancio lungo verso Jackson che con il destro insacca nella porta lasciata sguarnita da Sommer, autore di una uscita horror.
Nella ripresa i fiamminghi alzano il baricentro e spingono con insistenza. Il premio arriva al 61’ su rigore, concesso dopo revisione VAR: fallo di mano di Wan-Bissaka su cross di Seys e Nicolò Tresoldi non sbaglia, calciando nell’angolo basso a destra. 2-3 e partita riaperta.
L’ultima mezz’ora vede un assedio belga, con Suzuki e la difesa inglese che resistono a più riprese (tra cui un colpo di testa di Tresoldi sul palo e una conclusione di Vetlesen respinta). I Lions riescono però a chiudere con ordine e portano a casa i tre punti.
Emery ha impostato una partita di transizioni rapide e verticalità. Nonostante meno possesso (44%) gli inglesi hanno costruito più occasione, il che ha portato a più conclusioni (21 contro 14) e chiaramente un xG superiore, punendo ogni errore di fase di non possesso avversario. Torres è stato autore di un’ottima prestazione, con due assist decisivi da vero regista difensivo. Sul fronte opposto Ivan Leko ha cercato di dominare il centro del campo con Vanaken e Potts, ma la sua squadra è mancata in fase di finalizzazione e nelle marcature preventive per contenere le ripartenze avversarie.
Nel prepartita gli ospiti partivano leggermente favoriti (55-45) ed effettivamente credo che questo pronostico sia stato rispettato. La vittoria degli inglesi rimane una piccola sorpresa, ma non un’impresa clamorosa: la qualità individuale e l’esperienza europea di Emery hanno fatto la differenza. Per i claret è una boccata d’ossigeno dopo il brutto avvio di Premier; per i fiamminghi un punto perso ma una prestazione che lascia speranze per il prosieguo della fase a gironi.
Cinque gol, un rigore, un doppio ribaltone di inerzia nell’arco dei due tempi e un finale con brividi veri: pochi ingredienti mancano per un aperitivo di Champions League di alto livello!
Spettacolarità: 75/100
Porto – Manchester City 0-2
47′-90+1′ Haaland
All’Estádio do Dragão si è consumata una sfida dal sapore particolare: due tecnici italiani della nuova generazione, Francesco Farioli e Enzo Maresca, si sono affrontati per la prima volta su un palcoscenico così prestigioso come la Champions League. Il Dragão ha fatto da cornice a un duello di idee e organizzazione, ma alla fine ha prevalso la qualità e la cinicità dei citizens di Maresca.
I padroni di casa, vestiti del tradizionale blu e bianco, hanno provato a imporre il loro ritmo e a chiudere gli spazi, con Diogo Costa protagonista di una prima frazione da applausi. Il portiere portoghese ha negato il gol a più riprese, intervenendo in modo decisivo su Haaland e Cherki. Gli ospiti, però, hanno dominato il possesso e creato volume offensivo, senza riuscire a sbloccare la partita fino all’intervallo.
Il vantaggio arriva subito dopo il riposo. Al 47’ Enzo Fernández calcia un pallone preciso in area: Haaland si eleva su Kiwior e di testa schiaccia colpendo il palo interno e mandando la sfera in rete. Un gol da centravanti puro, di quelli che il norvegese realizza con regolarità. Da quel momento i citizens controllano con maggiore serenità. Il Porto prova a reagire alzando il baricentro, ma trova una difesa ordinata e un Donnarumma sempre attento, anche se regala un brivido con un errato rinvio.
Il sigillo definitivo arriva nei minuti di recupero. Al 91′ Aït-Nouri, entrato dalla panchina, guadagna la linea di fondo e serve un assist al bacio per Haaland: il numero 9, di prima, deposita in porta con un tocco di destro preciso sotto le gambe di Costa. 0-2 e partita chiusa. Doppietta del norvegese e tre punti pesanti.
Maresca ha impostato una partita di controllo e superiorità numerica a centrocampo, con Bouaddi e Fernández a dettare i tempi e Foden-Cherki a creare superiorità sulle fasce. Il pressing alto ha limitato le uscite pulite dei padroni di casa, mentre le transizioni rapide hanno messo in difficoltà la linea difensiva portoghese. Farioli ha cercato di rispondere con un blocco compatto e contropiedi veloci, ma la differenza di qualità individuale (soprattutto in zona Haaland) e la sterilità offensiva (solo 6 tiri totali) hanno pesato. Il possesso (59% contro 41%), i tiri (19 contro 6) e l’xG (oltre 2,3 contro 0,2) raccontano una netta superiorità dei citizens, parzialmente mascherata dalle prodezze di Diogo Costa nella prima mezz’ora.
Gli inglesi hanno meritato ampiamente la vittoria per volume di gioco, occasioni create e gestione dei momenti chiave. I padroni di casa hanno resistito con orgoglio ma non sono mai riusciti a mettere in seria difficoltà la porta avversaria. Le statistiche non lasciano spazio a dubbi.
Nel prepartita i citizens erano netti favoriti (70% contro 30%) e i pronostici sono stati rispettati con una prestazione di sostanza, anche se non sempre brillante, e con la solita efficacia di Haaland. Per Farioli un esordio europeo impegnativo ma formativo; per Maresca un inizio di Champions in linea con le ambizioni del club.
Spettacolarità: 55/100

Inter Babbo Natale in anticipo – Il Real Madrid ringrazia per i regali e si porta a casa i tre punti
di Armando Borrelli
Real Madrid – Inter 2-1
14′ Mbappe (R) – 23′ Valverde (R) – 77′ Carlos Augusto (I)
C’è un profumo speciale che si diffonde ogni settembre, quando la Champions League riapre i battenti. È il profumo delle grandi notti europee, quello che fa battere il cuore più forte, che riempie gli stadi di attesa e di sogni. Al Bernabéu, sotto un cielo limpido di Madrid, quel profumo era particolarmente intenso. La prima giornata di una nuova avventura continentale, il ritorno della competizione regina, l’emozione di vedere due grandi stemmi affrontarsi: il bianco puro dei merengues e il nerazzurro della Beneamata. Per chi ama questo sport, non c’è serata più bella. È il calcio nella sua forma più pura, quella che unisce generazioni e che rende ogni partita un pezzo di storia. E poi c’era lui. José Mourinho. L’uomo del triplete, quello che nel 2010 aveva portato l’Inter sull’Olimpo europeo, ora dall’altra parte della barricata, in panchina al Real Madrid. Un duello emotivo prima ancora che tattico. Lo Special One contro il suo passato, contro i colori che gli avevano regalato la notte più grande della sua carriera. Il Bernabéu lo ha accolto come solo i tifosi madridisti sanno fare, e lui ha risposto con la solita grinta, con lo sguardo carico di quella fame che non lo ha mai abbandonato. Le scelte di formazione raccontano già molto. Mourinho, costretto a fare i conti con un centrocampo decimato dalle assenze, ha dovuto inventarsi soluzioni. Ha affidato le chiavi della mediana a Valverde e Bellingham, con Brahim Díaz a dare qualità tra le linee, cercando di compensare la mancanza di equilibrio con intensità e verticalità. Non è stato il Real più fluido della storia recente, ma ha avuto personalità. Dall’altra parte Cristian Chivu ha impostato una partita coraggiosa, con un Inter che ha provato a dettare i ritmi, a tenere palla e a far pesare la qualità tecnica di Calhanoglu, Barella e compagni. L’idea era chiara: non subire, provare a dominare il possesso e colpire in transizione. Sulla carta una strategia intelligente contro un avversario formalmente più forte, ma che richiedeva una precisione maniacale. E qui arriviamo al cuore della partita. I nerazzurri partono bene, tengono palla, costruiscono con ordine. Poi, al 14’, arriva il primo regalo. Un’uscita disordinata, un controllo impreciso di Bisseck su un passaggio di Jones, Brahim Díaz che fiuta il sangue, recupera e serve Mbappé. Il francese, cinico come sempre, non si fa pregare: un tocco in area e palla in rete. Un gol che sa di dono, di disattenzione grave, di quelle che in Champions non si possono concedere. Il Bernabéu esplode, ma l’Inter non si scompone e continua a provarci.
Poi, al 23’, arriva il colpo che poteva dare il ko psicologico. Josep Martínez riceve un retropassaggio, cerca di giocare sotto pressione, tenta un dribbling oggettivamente troppo elaborato. Valverde è sopra di lui come un falco, gli strappa il pallone e lo deposita in porta. Un errore clamoroso, da non credere a questi livelli. Un regalo che pesa come un macigno. Due gol regalo, due disattenzioni macroscopiche che indirizzano irrimediabilmente la gara. Il Real non ha fatto miracoli: ha semplicemente capitalizzato con la freddezza dei grandi. E quando si regala così tanto a una squadra simile, le possibilità di uscirne indenni diventano minime. Nella ripresa i nerazzurri reagiscono. Alzano il baricentro, spingono, creano. Thuram e Lautaro si rendono pericolosi, Courtois è chiamato a interventi importanti. Josep Martínez, dopo l’errore del 2-0, si riscatta in parte con alcune parate preziose che evitano un passivo più pesante. Al 77’ arriva il gol della speranza: Lautaro Martínez, bravissimo sulla destra, serve un cutback perfetto e Carlos Augusto, arrivato come un centravanti, mette dentro. 2-1 e partita riaperta. Il Bernabéu fischia i suoi, l’Inter ci crede, ma non riesce a trovare il pareggio. Mourinho gestisce, chiude gli spazi e porta a casa i tre punti. Il match si è deciso sulla capacità del Real di punire gli errori e sulla difficoltà dell’Inter a mantenere la concentrazione nei momenti chiave. Chivu ha cercato di imporre il possesso (oltre il 60%), ma la densità in fase di non possesso e la verticalità di Mbappé e Vinicius hanno creato costanti problemi. Valverde è stato il giocatore più importante in campo: intensità, recupero palla e gol decisivo. Il Real ha sofferto a centrocampo per le assenze, ma ha trovato nella concretezza e nella qualità individuale la soluzione. Le statistiche raccontano un’Inter che ha avuto più palla e più conclusioni, ma un Real con xG leggermente superiore grazie proprio alle occasioni regalate. Il risultato rispecchia solo in parte i valori: i nerazzurri hanno giocato una buona partita a tratti, ma i due errori della prima frazione sono stati decisivi e inaccettabili. Se l’Inter vuole ambire davvero a essere una seria concorrente per la vittoria finale, non può permettersi disattenzioni di questo tipo. Due regali così grossolani, in una gara che avrebbe potuto finire con un passivo più pesante se Martínez non avesse poi messo alcune parate importanti, non possono essere accettati. La reazione della squadra di Chivu c’è stata, il gol di Carlos Augusto ha dato illusione, ma i punti non sono arrivati. In Champions anche un piccolo errore può costare caro: qui se ne sono fatti due macroscopici. Troppi. Una vittoria merengue costruita più sull’opportunismo che sul dominio, e una sconfitta nerazzurra che lascia rimpianti e tanti appunti da correggere.
Spettacolarità: 70/100

Follia al Bernabéu: l’Inter balla, Mourinho ringrazia!
L’Inter di Chivu gioca meglio ma si scioglie in difesa contro i ‘Globetrotters’ di Mourinho. Finisce con una pioggia di occasioni, i fischi del pubblico di Madrid e il rinvio dell’esame di maturità europeo.
di Christian Macucci
Se alla pazzia congenita dell’Ambrosiana aggiungiamo una serata di (stra)ordinaria follia delle truppe di un tecnico pur assai pratico come il portoghese vincitore di due Champions non proprio da favorito, si ottiene quell’allucinazione che è andata in onda al Bernabeu ieri sera dalle 21 alle 23. Un match in cui le rispettive difese hanno ballato come nemmeno in una balera per il veglione di capodanno, concedendo almeno una dozzina di occasioni clamorose, molte più sbagliate in modo assurdo da campioni conclamati. Una partita come questa sarebbe dovuta terminare con un ben più rotondo 7/4 per i madrileni per certificare tutto quel dí sciagurato che l’Inter ha concesso ai quindici volte campioni della manifestazione. E anche per dare un giusto riconoscimento ad un approccio alla gara sempre propositivo, intessuto da trame spesso raffinate. In sintesi l’Inter ha giocato meglio, o forse sarebbe più corretto dire l’Inter ha giocata ma, al contempo, ha mostrato una fragilità talmente accentuata che spesso è parso lo stesso team in maglia bianca impietosito da tanta scelleratezza. Avevamo già messo nelle nostre analisi la squadra di Chivu fuori dai 10 club che puntano ad un posto nel G8 del calcio europeo e la prestazione di ieri fa intendere che dovrà sfruttare cinicamente il favorevole calendario per tenere una posizione che gli consenta di raggiungere un passaggio del turno agevole. Già il prossimo match di San Siro contro un Bruges sconfitto in casa da maestro Emery farà capire molto della stagione europea di un tecnico che non riesce ad entrare in sintonia con la Champions. Mou da parte sua mette in cascina il risultato ma dovrà trovare forse un antidoto più potente per risolvere l’enorme confusione che da qualche tempo regna in casa blancos se vorrà rispettare le grandi attese che, tutti, gli abbiamo concesso. Ma sinceramente ieri sera il Madrid sembrava un edizione calcistica dei simpatici Harlem Globettroters e ci sembra di aver capito che il pubblico non ha gradito la loro esibizione.
Aek – Lask: 0-1
21′ Marin
Alle 20,39 del primo giorno di Champions la piccola Aek si ritrova in tasca tre punti con cui può legittimamente sperare di raggiungere traguardi insoliti per questo club che pur vanta un clamoroso quarto nella Coppa Campioni 1968/69 in cui fu sconfitta di misura dallo sconosciuto Spartak Trnava. Altri tempi altri fascino quando l’intera Europa giocava a football, anche e sopratutto quella dell’Est che, sotto il dominio dell’Unione Sovietica, ha raggiunto risultati irripetibili. Oggi la formazione di Atene non ha certo quelle pretese ma una presenza agli ottavi sarebbe già un miracolo per un movimento che perde pezzi ogni anno di più. La gara casalinga con la squadra di Linz era certamente una ghiotta occasione di iniziare al meglio il percorso ed infatti, dopo una prima fase interlocutoria, allo scoccare del ventesimo si è acceso l’esperto fantasista della Mauritania Kojta che si è procurato una punizione che il noto romeno Razvan Marin ha trasformato in oro con un tiro micidiale scagliato all’incrocio dei pali. Da lì i greci hanno preso il comando delle operazioni guidati da Kojta e solo la dabbenaggine di Jovic e, soprattutto, di Varga, vecchio arnese ungherese che ha fallito tre clamorose occasioni, hanno consentito ad un Lask comunque dignitoso di sperare fino all’ultimo in un aggancio agli avversari che alfine non si è verificato consegnando una giusta vittoria al team giallo nero.
Lilla – Betis: 2-3
12′ Ueda (L) – 33′-49′ Bartra (B) – 36′ Alexsandro (L) – 53′ Parrott (B)
Da un Mbappe all’altro, un cognome ingombrante mette il timbro su due dei sei match della serata. Se Kylian regala il successo al Real, Ethan decide in maniera opposta il match della squadra di Davide Ancelotti che, dopo la sua espulsione, si fa ribaltare da un Betis che vive una stagione felice. Lo ha fatto vedere in Liga e anche in Francia ha offerto una prestazione solida in cui il vantaggio numerico del secondo tempo ha certamente inciso ma non dice tutto della gara del Pierre Mauroy. Fondamentalmente sembra già di capire che per il club di Siviglia, sotto la guida esperta di Pellegrini, possa aspirare ad un po’ di rilevo negli spareggi mentre il club della cittadina del nord della Francia debba lottare strenuamente anche solo per raggiungere gli ultimi posti utili validi per i playoff.
Porto – Manchester City: 0-2
47′-90+1′ Haaland
Nell’atteso derby fra tecnici italiani, il deb Farioli mette in mostra il suo Porto giochista mentre il più esperto Maresca mette in mostra l’argenteria di casa Citizen ed esce dal Do Dragao con il malloppo. Il biondo vichingo si fa irretire per un tempo dall’ottimo Diogo Costa ma nel secondo esonda e il tecnico toscano deve rimandare i primi punti in Champions. Sembra ancora lontana la costruzione del nuovo City targato Maresca ma per ora naviga sulla forza dei suoi solisti e tanta basta in molti casi, ma per raggiungere alti e altri traguardi servirà di più. Seguiremo con grande interesse anche il percorso del Porto che Francesco Farioli, senza grandi protagonisti, sta riportando nei piani alti del football continentale.
COMMENTO e RISULTATI del primo turno di qualificazione Champions
di Armando Borrelli
Mentre il mondiale disputava quarti e semifinali, lontano dal pubblico delle grandi occasioni e dal clamore mediatico, la strada verso le stelle della UEFA Champions League 2026/27 è ufficialmente iniziata!
Il primo turno di qualificazione ci ha già regalato una girandola di emozioni, gol spettacolari e quel dramma sportivo che, già da questo turno, solo la coppa delle grandi orecchie sa offrire.
Ararat-Armenia – Riga FC 4-3 (and: 2-0 / rit: 2-3)
Avevamo puntato qualche fiches in più sulla squadra della Lettonia, ma gli armeni ci stupiscono e staccano il pass per il secondo turno.
Nell’andata il discorso sembra subito indirizzarsi: sfruttando il fattore campo, i campioni d’Armenia infatti portano il parziale sul 2-0 grazie al gol in mischia di Hugo Oliveira al 63′ e, dopo un ingenuo rosso al portiere ospite Orols – che, al 72′, a causa del notevole vento, scavalcato dal pallone è stato costretto a toccare il pallone con la mano fuori dall’area di rigore su un rinvio lungo della difesa locale -, con un potente destro dal limite di França.
Tuttavia il ritorno in terra lettone è stato ricco di gol: gli ospiti sembrano partire meglio ma al 14′ sbagliano in fase di impostazione e regalano a Iago Siqueira un pallone solo da spingere in rete, mentre al 23′ è Ankrah a rimettere tutto in parità con un destro dai 18 metri non potentissimo ma efficace per battere il portiere ospite. I campioni di Armenia però non ci stanno e nella ripresa tornano a far pendere l’ago della bilancia della qualificazione dal loro lato: Shagoyan al 46′ (che sfrutta un clamoroso errore di controllo del portiere Zviedris su un retropassaggio) e Lima al 63′ (con un bellissimo destro al volo dai 25 metri, centrale ma con il pallone che prende una traiettoria maligna che scende improvvisamente proprio sotto la traversa) praticamente chiudono il discorso qualificazione, con il Riga che si toglie quantomeno lo sfizio di vincere questo incontro grazie al rigore segnato al 94′ da Reginaldo Ramires, che rimane però utile solo per il tabellino.
Lincoln Red Imps – Inter Club d’Escaldes 4-2 (and: 3-1 / rit: 1-1)
Niente da fare per gli andorrani che cedono ai campioni di Gibilterra.
La situazione si mette in discesa già all’andata: al 16′ Nano segna su rigore il vantaggio, poi al 26′ serve l’assist per il raddoppio di Toledano. L’autogol di Rutjens (ex conoscenza del calcio italiano avendo vestito le maglie di Benevento, Recanatese, Cesena, Torres e Foggia) prima dell’intervallo non spegne l’entusiasmo dei gibilterriani, che trovano il 3-1 con Alvarez al 67′, servito proprio da Rutjens che rimedia all’errore precedente.
Il ritorno scorre senza particolari emozioni fino al 62′ Álex Mula porta a +3 il vantaggio dei rossoneri, con i nerazzurri che trovano invece il gol del pareggio finale al minuto 80 grazie a Da Cunha.
Sabah Baku – The New Saints 4-1 (and: 2-0 / rit: 2-1)
Dopo la grande campagna della passata stagione del Qarabağ, il Sabah Baku dimostra che il calcio azero sembra essere davvero in crescita, ottenendo un doppio successo sui gallesi.
Nei primi 90′, la contesa si sblocca al 66′ su sviluppi di corner grazie alla zuccata vincente di Simić, con il 21 che serve poi a Parris – con uno splendido filtrante a tagliare in due la difesa dei Saints – il pallone del raddoppio al minuto 84.
I biancoblù espugnano poi il “Park Hall” per 2-1: Mickels trova il vantaggio al 28′ su assist di Malouda (vera spina nel fianco della difesa dei biancoverdi nell’arco di entrambi gli incontri), mentre al 42′ è Dashdamirov a trovare il temporaneo 2-0, ancora su sviluppi di corner. Il gol della bandiera dei campioni della Welsh Premier League viene firmato da Parris all’84’.
Floriana – Shamrock Rovers 3-5 (and: 2-0 / rit: 1-5)
Lo Shamrock Rovers soffre più del previsto per avere la meglio sul Floriana.
I campioni di Malta infatti vincono sorprendentemente per 2-0 il match di andata, con il gol allo scadere del primo tempo di Murić e quello al 79′ di Jan (dopo che gli irlandesi erano rimasti in dieci al 58′ per la doppia ammonizione di Healy), che fanno festeggiare il Cenetenary Stadium di Ta’Qali.
Tuttavia il tasso tecnico dei dublinesi viene fuori nel match di ritorno, vinto on uno schiacciante 5-1. Il Tallaght Stadium esplode già al 7′ per la zuccata su corner di Grace, ma il pareggio di Gudelj al 13′ con un tap-in nella area piccola sembrano dare illusione di speranza ai maltesi. Non sarà però così. McGovern infatti prima al 29′ incorna il cross di Brennan e poi al 48′ sfrutta l’assist di Watts per spingere con la coscia il pallone in rete da pochi passi, rimettendo il discorso in parità. Gli Hoops poi fanno valere la maggiore qualità: Burke al 61′ si produce in uno slalom tra i difensori ospiti prima di insaccare con l’esterno mancino per rubare il tempo all’italiano guardiapali ospite Cioletti, che poi nulla può nemmeno sul precisissimo tiro a giro di Byrne al 74′.
KÍ Klaksvík – Atert Bissen 4-2 (and: 2-1 / rit: 2-1)
I campioni delle Isole Faroe si impongono con un doppio 2-1 sui lussemburghesi.
Qualificazione praticamente mai in discussione, con il Klaksvík che sfrutta il fattore campo (e gli 11 gradi del við Djúpumýru) con le reti di Ali al 13′ e Klettskarð al 50′, prima che Da Costa accorci le distanze. Al ritorno, nella più estiva temperatura di 28 gradi dello Stade de Luxembourg, gli isolani non si sono sciolti e hanno subito trovato il vantaggio con Frederiksberg al 9′. Il pareggio al 25′ di Ferber ha dato un po’ di vita alla sfida, ma ancora Klettskarð ha trovato al 59′ il gol che ha chiuso tutti i discorsi.
Flora Tallinn – Iberia 1999 4-5 (and: 2-3 / rit: 2-2)
Avevamo previsto una sfida molto combattuta e così effettivamente è stato tra i campioni di Estonia e Georgia, con quest’ultimi a riuscire a spuntarla, grazie alla decisiva vittoria per 3-2 nel match di andata in trasferta.
Infatti al Lilleküla Stadium la squadra di Tbilisi si è portato sul doppio vantaggio nel primo quarto di gara, sfruttando un uno-due letale firmato da Natchkhebia al 18′ (destro a giro sotto al sette) e Jinjolava al 21′ (con Grünvald che intuisce ma non riesce a parare il rigore). I Rohevalged però non ci stanno: al 28′ accorciano le distanze con un rasoterra dai 20 metri di Kreida e, nonostante l’inferiorità numerica giunta al 61′ per il rosso diretto mostrato a Kollo dopo revisione VAR, al 73′ trovano il pareggio con il piattone destro di Alamaa su cross di Zenjov.
Passano però solamente 120 secondi e le aquile rosse trovano il vantaggio che risulterà poi essere decisivo nell’economia del doppio confronto, con la zuccata di Kardava su corner di Kutsia che beffa sul primo palo il disattento portiere locale.
Nel ritorno disputato al Mikheil Meskhi I Stadium, tutto sembra mettersi per il meglio ancora una volta per la squadra georgiana: Sikharulashvili sigla una doppietta, incornando al 13′ la punizione battuta da Kutsia e con un tap-in al 36′ sul cross basso di esterno destro di Natchkhebia. Sembra tutto al sicuro, ma il Tallinn ha un’altra idea in merito: il diagonale al 69′ di Varjund e il rigore siglato da Sappinen all’84’ regalano un finale vivo, ma senza cambiamenti di risultato.
Petrocub – Egnatia 2-7 (and: 1-1 / rit: 1-6)
Semplicemente troppo Egnatia per il Petrocub.
Nell’andata i campioni di Moldavia riescono a strappare un pareggio tra le mura amiche dello Stadionul Zimbru, con vantaggio lampo di Popescu (che dopo 40” insacca sfruttando un errore in fase di uscita della difesa ospite) pareggiato al 35′ dal piattone destro di Kryeziu.
L’equilibrio dell’andata però va completamente dimenticato nel match di ritorno, con gli albanesi che si impongono con un nettissimo 6-1: dopo il vantaggio in mischia dopo 90” di Bitri su sviluppi di calcio d’angolo, già nella prima frazione i neroverdi si portano sul 3-0 grazie al tiro dalla distanza dell’italo-belga Alessandro Albanese al 31′ e l’autorete al 44′ di Plâticâ sempre su calcio d’angolo. Nella ripresa il piattone destro di Yago al 59′ anticipa il gol della bandiera moldava di Rotaru al 64′ (controllo a centro area e destro che si insacca), prima che anche Bakayoko e Gruda iscrivano il proprio nome nel tabellino.
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di Christian Macucci
Partenza a razzo della Champions 2026/27 che nel primissimo atto mette in cascina la bellezza di 90 reti nelle 28 partite necessarie a comporre un secondo turno che già vede al via qualche potenziale candidata all’agognata League Phase.
Intanto vediamo quei secondi turni che sono composti da entrambe promosse dal primo iniziando dagli azeri del Sabah, squadra interessante perché prende il posto dell’ottimo Qarabag, che si sbarazza dei Santi gallesi e si accoppia con i finlandesi del Kups Kuopio che sono gli unici promossi ai supplementari ai danni dei macedoni del Vardar. Ormai solida la rappresentante delle isole Far Oer, il Klaksvik si impone chiaramente sui lussemburghesi e va a giocarsi un incerto secondo turno contro i lituani del Kauno Zalgiris che, di misura, fanno fuori i kosovari del Drita. Un lunghissimo viaggio attende gli armeni dell’Ararat, di misura impostisi ai lettoni del Riga, che dovranno raggiungere Dublino per affrontare gli habitué dello Shamrock Rovers, che dopo aver eliminato i maltesi del Floriana, cercheranno di resistere nell’andata per poi ottenere la qualificazione nell’affascinante Erevan. Tracce di una storia brillante anche se lontana nella sfida che vedrà i bulgari del Levski, facili eversori dei bosniaci del Borac, contrapposti ai romeni dell’Università di Craiova, abituali rappresentanti di una nazione che calcisticamente ha sempre stentato malgrado venti milioni di abitanti e la prossimità con Paesi più piccoli ma maggiormente affermati nello sport principale europeo come Serbia, Ungheria e Slovacchia. Valutati i quattro scontri tra due qualificate, possiamo ai sei che proporranno una promossa contro una formazione che inizia il suo percorso. È il caso dell’attesa, mitica Stella Rossa ( eliminata all’ultimo tuffo l’anno passato) che pesca i nordirlandesi del Larne che, impostisi ai morbidi sammarinesi dei Tre Fiori, non dovrebbero avere molte chance contro i serbi che, pur in declino, rimangono una seria candidata al girone. Ben più aperto il confronto tra l’Omonia, nota rappresentante di un calcio cipriota in grande crescita malgrado una popolazione inferiore al milione e mezzo, che ha beccato quel Kairat reduce dall’ultima League Phase, che ha agevolmente messo fuori i montenegrini del Sutjeska e sarà certamente un fiero avversario in uno scontro incerto. Meno dovrebbe essere per gli attesi svedesi del Mjallby che hanno avuto in sorte quel Lincoln Red Impals, candidato di Gibilterra e solito animatore delle prime fasi della competizione che hanno avuto gioco facile con il club di Andorra dell’Inter Escaldes, ma non dovrebbero avere alcuna possibilità contro la rappresentante di un football in un periodo di stasi ma comunque dí discreto livello almeno agonistico. Difficile, molto, dipanare in anticipo il doppio confronto tra gli islandesi del Vikingur, non semplice la loro qualificazione ai danni del Gyori Eto, sconosciuta formazione ungherese, e gli israeliani dell’ Hapoel di cui si conosce una storia di discreto livello ma un presente di ovvia incertezza. Un’altro solido club in ingresso al secondo turno è quello Slovan Bratislava anch’esso reduce da un buon girone nell’edizione passata che dovrebbe disporre senza troppa fatica di un Ibera Tbilisi che ha sofferto già contro gli estoni del Flora Tallin, anche se in rappresentanza del calcio georgiano merita un certo rispetto. Quindi entrano gli sloveni del Celje che rappresentano un calcio, e un Paese, che cerca di uscire dall’anonimato ma trovano sulla loro strada quell’Egnatia che ha travolto i moldavi del Petrocub e portano tutte le speranze di un Albania che sta forse vivendo, anche calcisticamente, uno dei periodi migliori della sua storia. Un confronto questo che certamente va oltre il calcio e abbraccia la speranza di due piccole nazioni europee di affrancarsi da una storia difficile e di confrontarsi in un Unione Europea chioccia. Due i match tra formazioni che entrano in gara al secondo giro con i danesi dell’Arhus che ospiteranno all’andata rivali molto pericolosi come i polacchi del Lech Poznam mentre la Dinamo Zagrabia, malgrado qualche crepa avvertita nel calcio croato non dovrebbe temere i parvenu del Thun sorprendenti vincitori del torneo svizzero ma non pensiamo in grado di infastidire il percorso, teso certamente alla League Phase dei croati.
Egnatia (ALB) – Petrocub (MDA): 6-1 (1-1)
SUTJESKA (MNE) – KAIRAT ALMATY (KAZ): 0-2 (1-2)
BISSEN (LUX) – KLAKSVIK (FAI): 1-2 (1-2)
UNIV. CRAIOVA (ROU) – ML VITEBSK (BLR): 1-0 (4-1)
LARNE (NIR) – TRE FIORI (SAN): 2-1 (1-0)
SHAMROCK (IRL) – FLORIANA (MLT): 5-1 (0-2)
DITRA (KOS) – KAUNO ZALGIRIS (LTU): 2-3 (1-1)
LEVSKI (BUL) – BORAC BANJA LUKA (BIH): 4-0 (1-1)
TNS (WAL) – SABAH BAKU (AZE): 1-2 (0-2)
Győr (HUN) – Vikingur Reykjavik (ICE): 2-2 (0-1)
RIGA FC (LAT) – ARARAT-ARMENIA (ARM): 3-2 (0-2)
IBERIA 1999 (GEO) – FLORA (EST): 2-2 (3-2)
INTER ESCALDES (AND) – LINCOLN (GIB): 1-1 (1-3)
KUPS (FIN) – VARDAR (MKD): 2-3 (2-0)
