Per descrivere con efficacia quel che sta mostrando in Europa, e soprattutto nella manifestazione cardine del calcio europeo, servirebbe proprio un Celine. Un genio capace di scavare negli anfratti meno visibili della crisi nera dell’italico football. Per la nazione del catenaccio raccattare 14 reti 14 in 4 partite, non tutte contro fenomeni, dovrebbe far squillare più di un campanello d’allarme. Invece in lega e in federazione, soprattutto, sono impegnati ad ordire trame che neppure il buon Machiavelli riuscirebbe a mandar giù. Chi si occupa veramente del problema, che indistintamente riguarda la nazionale e le squadre di club? Esaminando queste ultime all’indomani dei quattro match di Champions finiti con quattro ko si può facilmente desumere che le motivazioni sono assai diverse da squadra a squadra, peccato che poi tutte portino al solito, infausto, esito.
Per comodità sintetizziamo così: l’Inter è l’unica squadra in grado di gestire, mentalmente e non solo, questo grande torneo che cn la nuova formula è diventato ancor più massacrante. Abitudine ormai consolidata e il livello è l’esperienza dei suoi giocatori offrono ampie garanzie che un ancora senza punti i nerazzurri saranno in grado di raggiungere i playoff, magari nella prima fascia, e forse anche di superarli. Ciò non toglie che il periodo di spolvero del club che dura da anni sia stato affidato a tecnici che non masticano il calcio europeo ma potremmo dire moderno. La Roma di Gasperini, e proprio grazie al suo tecnico, è quella che invece naviga meglio nell’Oceano della Champions dove il suo gioco si adatta perfettamente al nuovo che avanza e spesso anzi lo anticipa. Certamente dopo Mourinho, De Rossi e Ranieri serve un po’ di tempo per imparare concetti che erano sconosciuti. Ci vogliono uomini adatti, ambiente paziente e attenzione massima a dosare le energie e a gestire la rosa, ruotandola al massimo. Per il Como è invece iniziata non malaccio una stagione davvero difficile che potrà consacrare un percorso di crescita giunto a uno snodo cruciale. Gestire fisicamente e soprattutto mentalmente mesi, come quello di ottobre, sovraccarica di impegni a destra e a manca, sarà davvero il banco di prova più importante per portare veramente un piccolo club nel calcio più importante, e da protagonista. La società è certamente all’altezza e l’allenatore indiscutibile, adatto al grande football europeo e con una carriera da atleta in cui ha conosciuto tutti i recessi del calcio europeo e non solo. Ma il salto è comunque stato così repentino che si devono gestire al meglio tutte le emozioni che l’intero ambiente dí troverà ad affrontare. Per esempio, dopo la brutta sconfitta di Rotterdam, il match di Firenze deve essere affrontato con la massima attenzione, allontanando immediatamente l’idea di essere al cospetto di una formazione inferiore. Uscire dal Franchi con un’altra sconfitta non gioverebbe certo al richiamato ambiente, in attesa dopo 72 ore, di ricevere uno United assetato di punti. Rimane il Napoli e qui i problemi pensiamo siano di difficile soluzione. Tutto parte in estate quando ci si è posti nell’assurda situazione di scegliere, come nuovo tecnico, fra l’inadeguato Italiano e il calante Allegri. Essendo sbagliate entrambe le opzioni, il club di De Laurentis si è consegnato a un annata perigliosa in cui i due obiettivi de minimis, ottavi di Champions e posto tra i quattro in campionato, saranno difficilmente raggiungibili. Una totale rifondazione potrebbe essere necessaria al termine di questa stagione per il club partenopeo. Per finire in bellezza azzardiamo dopo queste prime due giornate horror un piccolo pronostico circa l’approdo delle squadre tricolori agli ottavi di marzo. Per l’Inter carisma e valore complessivo della rosa valgono attorno al 90 % di possibilità. Il gioco della Roma, e alcuni interpreti di livello superiore, infondono una fiducia tale da garantire almeno il 70% di possibilità al club dei Friedkin. Solo il 15% per la compagine lariana che pagherà senz’altro il noviziato mentre appena il 5% le chances di un Napoli vicino alla crisi.
