Primissimi spunti da trarre dall’ ouverture suonata alla prima della Champions. Intanto abbiamo già una classifica non banale in cui primeggiano club che si attendono molto da questa edizione della Coppa dalle grandi orecchie.
Nei primi tre gradini siedono infatti il PSG, il Bayern Monaco e il Barcellona quindi tre tra i principali candidati alla vittoria finale. A seguire troviamo due outsider dall’opposto heritage : un ritorno, magari solo per un turno, al vertice per lo United e una capatina ad altezze siderali per il fantastico Como di Cesc Fabregas. Inoltre sfuggirà a pochi il pokerissimo del calcio inglese che ha portato al successo tutte le cinque rappresentanti con tredici gol fatti e tre subiti senza suscitare peraltro articolare sorpresa. Bruges, Porto, Napoli, Sabah erano avversari di una caratura inferiore, parliamo naturalmente del Napoli di Allegri, mentre il solo Atletico di Simeone ha fatto realmente paura al Liverpool. Nessun dubbio che il pacchetto spedito in Champions dalla federazione inglese sia di livello altissimo sia da un punto di vista tecnico con il City su tutti, sia da quello tattico con l’Aston Villa in cima alla torre, sia soprattutto con l’Arsenal di Arteta che unisce alta tecnica e tattica ormai consolidata. Squadre come queste possono essere sconfitte solo dall’usura dei troppi impegni che spesso coglie i club inglesi durante la terribile primavera in cui si decidono le sorti di questa competizione.
Al contrario continua la crisi del calcio italico che ottiene solo un pari oltre alla sonante vittoria dei lariani. Eccepire della forza degli avversari di Inter e Napoli non vale sul commento generale se consideriamo che Lipsia è Fenerbahce sono invece organici di terza fascia. L’attuale decimo posto nel ranking è certamente provvisorio ma è un primo segnale della difficoltà di un movimento sempre più in crisi che anche quest’anno farà fatica non tanto al sogno dei primi due posti quanto alla certezza dei primi quattro. Le tre grandi di Spagna sembrano sempre in auge così come francesi e tedesche continuano a mostrare leader formidabili ma dietro poco o niente. In particolare è il movimento transalpino a preoccupare non poco in quanto la forza, innanzitutto economica, dei bicampioni è tale che schiaccia tutte le avversarie, prendendosi altresì un enorme vantaggio nel torneo europeo che è uno dei motivi dei loro successi nelle ultime manifestazioni. Se la formazione di Luis Enrique militasse nella Premier non avrebbe vinto nessuno dei due trofei. Questo è uno dei tanti motivi per cui questo format della Champions è l’ultimo prima di approdare ad una “vera” competizione che sceglierà, veramente, la migliore del continente. Non buone le notizia dai piccoli che hanno raccolto poco nel primo turno. Fa eccezione l’Aek che ha sfruttato il giocare contro un’ancor più piccolo Paese mentre la Norvegia ha beccato ben otto reti con le sue due esponenti che però pensiamo che potranno riprendersi lungo il percorso. Ormai confinato tra i piccoli il calcio turco che pur rappresenta un Paese di 85 milioni di abitanti ma oberato da problemi che ben conosciamo mentre all’opposto il movimento portoghese, con un decimo degli abitanti, dimostra una resilienza straordinaria e mette in mostra due compagini che faranno divertire. Oltre ad ambire seriamente al passaggio del turno, cosa estremamente complessa per quelle turche. Austriaci, slovacchi, ucraini, cechi e azeri faranno quel che potranno e nessuno di questi ha vere possibilità di approdare allo spareggio ma se riusciranno a far tesoro di questi confronti ad alti livelli potranno far crescere enormemente il loro calcio e forse la stessa società tutta. Ultimo spunto geocalcistico il dilemma Olanda che vede oggi in difficoltà un football che ha insegnato la teoria calcistica a tutto il continente e non solo. Le grandi Feyenoord e Psv appaiono le controfigure di quel che furono mentre l’Ajax è di nuovo assente. Sembrerebbe un logico alternarsi di forze ma sul caso olandese sarà il caso di tornare.
