Inglesi corsare – Aston Villa e Manchester City vincono sul campo di Brugge e Porto
di Armando Borrelli
Club Brugge – Aston Villa: 2-3
11′ McGinn J (A) – 19′ Vetlesen (B) – 22′ Buendia (A) – 43′ Jackson (A) – 61′ Tresoldi (B)
Al Jan Breydel Stadion i fiamminghi sono partiti con l’ambizione di far pesare il fattore campo contro i claret and blue inglesi, ma la serata ha preso una piega diversa già nei primi minuti. Gli ospiti di Emery, ancora a secco di successi in Premier dopo tre giornate, hanno trovato la via della rete con una rapidità sorprendente e hanno poi saputo gestire un match di grande intensità.
Il vantaggio inglese arriva all’11’: Torres serve con precisione McGinn. Lo scozzese, dal lato destro dell’area, firma con un sinistro rasoterra che si insacca vicino al palo.
I padroni di casa reagiscono subito: al 19’ Virgili (uno dei nuovi innesti estivi) serve Vetlesen, che dal centro dell’area batte l’ex Parma Suzuki con un sinistro preciso in basso a destra. 1-1 e il pubblico belga si riaccende.
Peccato per loro però che la risposta dei Villans è quasi immediata. Al 22’ João Gomes trova Buendía in area; l’argentino, con un tocco da centravanti puro, realizza da distanza ravvicinata e riporta avanti gli inglesi. Prima dell’intervallo arriva anche l’1-3: ancora Torres protagonista di un contropiede fulmineo, lancio lungo verso Jackson che con il destro insacca nella porta lasciata sguarnita da Sommer, autore di una uscita horror.
Nella ripresa i fiamminghi alzano il baricentro e spingono con insistenza. Il premio arriva al 61’ su rigore, concesso dopo revisione VAR: fallo di mano di Wan-Bissaka su cross di Seys e Nicolò Tresoldi non sbaglia, calciando nell’angolo basso a destra. 2-3 e partita riaperta.
L’ultima mezz’ora vede un assedio belga, con Suzuki e la difesa inglese che resistono a più riprese (tra cui un colpo di testa di Tresoldi sul palo e una conclusione di Vetlesen respinta). I Lions riescono però a chiudere con ordine e portano a casa i tre punti.
Emery ha impostato una partita di transizioni rapide e verticalità. Nonostante meno possesso (44%) gli inglesi hanno costruito più occasione, il che ha portato a più conclusioni (21 contro 14) e chiaramente un xG superiore, punendo ogni errore di fase di non possesso avversario. Torres è stato autore di un’ottima prestazione, con due assist decisivi da vero regista difensivo. Sul fronte opposto Ivan Leko ha cercato di dominare il centro del campo con Vanaken e Potts, ma la sua squadra è mancata in fase di finalizzazione e nelle marcature preventive per contenere le ripartenze avversarie.
Nel prepartita gli ospiti partivano leggermente favoriti (55-45) ed effettivamente credo che questo pronostico sia stato rispettato. La vittoria degli inglesi rimane una piccola sorpresa, ma non un’impresa clamorosa: la qualità individuale e l’esperienza europea di Emery hanno fatto la differenza. Per i claret è una boccata d’ossigeno dopo il brutto avvio di Premier; per i fiamminghi un punto perso ma una prestazione che lascia speranze per il prosieguo della fase a gironi.
Cinque gol, un rigore, un doppio ribaltone di inerzia nell’arco dei due tempi e un finale con brividi veri: pochi ingredienti mancano per un aperitivo di Champions League di alto livello!
Spettacolarità: 75/100
Porto – Manchester City 0-2
47′-90+1′ Haaland
All’Estádio do Dragão si è consumata una sfida dal sapore particolare: due tecnici italiani della nuova generazione, Francesco Farioli e Enzo Maresca, si sono affrontati per la prima volta su un palcoscenico così prestigioso come la Champions League. Il Dragão ha fatto da cornice a un duello di idee e organizzazione, ma alla fine ha prevalso la qualità e la cinicità dei citizens di Maresca.
I padroni di casa, vestiti del tradizionale blu e bianco, hanno provato a imporre il loro ritmo e a chiudere gli spazi, con Diogo Costa protagonista di una prima frazione da applausi. Il portiere portoghese ha negato il gol a più riprese, intervenendo in modo decisivo su Haaland e Cherki. Gli ospiti, però, hanno dominato il possesso e creato volume offensivo, senza riuscire a sbloccare la partita fino all’intervallo.
Il vantaggio arriva subito dopo il riposo. Al 47’ Enzo Fernández calcia un pallone preciso in area: Haaland si eleva su Kiwior e di testa schiaccia colpendo il palo interno e mandando la sfera in rete. Un gol da centravanti puro, di quelli che il norvegese realizza con regolarità. Da quel momento i citizens controllano con maggiore serenità. Il Porto prova a reagire alzando il baricentro, ma trova una difesa ordinata e un Donnarumma sempre attento, anche se regala un brivido con un errato rinvio.
Il sigillo definitivo arriva nei minuti di recupero. Al 91′ Aït-Nouri, entrato dalla panchina, guadagna la linea di fondo e serve un assist al bacio per Haaland: il numero 9, di prima, deposita in porta con un tocco di destro preciso sotto le gambe di Costa. 0-2 e partita chiusa. Doppietta del norvegese e tre punti pesanti.
Maresca ha impostato una partita di controllo e superiorità numerica a centrocampo, con Bouaddi e Fernández a dettare i tempi e Foden-Cherki a creare superiorità sulle fasce. Il pressing alto ha limitato le uscite pulite dei padroni di casa, mentre le transizioni rapide hanno messo in difficoltà la linea difensiva portoghese. Farioli ha cercato di rispondere con un blocco compatto e contropiedi veloci, ma la differenza di qualità individuale (soprattutto in zona Haaland) e la sterilità offensiva (solo 6 tiri totali) hanno pesato. Il possesso (59% contro 41%), i tiri (19 contro 6) e l’xG (oltre 2,3 contro 0,2) raccontano una netta superiorità dei citizens, parzialmente mascherata dalle prodezze di Diogo Costa nella prima mezz’ora.
Gli inglesi hanno meritato ampiamente la vittoria per volume di gioco, occasioni create e gestione dei momenti chiave. I padroni di casa hanno resistito con orgoglio ma non sono mai riusciti a mettere in seria difficoltà la porta avversaria. Le statistiche non lasciano spazio a dubbi.
Nel prepartita i citizens erano netti favoriti (70% contro 30%) e i pronostici sono stati rispettati con una prestazione di sostanza, anche se non sempre brillante, e con la solita efficacia di Haaland. Per Farioli un esordio europeo impegnativo ma formativo; per Maresca un inizio di Champions in linea con le ambizioni del club.
Spettacolarità: 55/100
Inter Babbo Natale in anticipo – Il Real Madrid ringrazia per i regali e si porta a casa i tre punti
di Armando Borrelli
Real Madrid – Inter 2-1
14′ Mbappe (R) – 23′ Valverde (R) – 77′ Carlos Augusto (I)
C’è un profumo speciale che si diffonde ogni settembre, quando la Champions League riapre i battenti. È il profumo delle grandi notti europee, quello che fa battere il cuore più forte, che riempie gli stadi di attesa e di sogni. Al Bernabéu, sotto un cielo limpido di Madrid, quel profumo era particolarmente intenso. La prima giornata di una nuova avventura continentale, il ritorno della competizione regina, l’emozione di vedere due grandi stemmi affrontarsi: il bianco puro dei merengues e il nerazzurro della Beneamata. Per chi ama questo sport, non c’è serata più bella. È il calcio nella sua forma più pura, quella che unisce generazioni e che rende ogni partita un pezzo di storia. E poi c’era lui. José Mourinho. L’uomo del triplete, quello che nel 2010 aveva portato l’Inter sull’Olimpo europeo, ora dall’altra parte della barricata, in panchina al Real Madrid. Un duello emotivo prima ancora che tattico. Lo Special One contro il suo passato, contro i colori che gli avevano regalato la notte più grande della sua carriera. Il Bernabéu lo ha accolto come solo i tifosi madridisti sanno fare, e lui ha risposto con la solita grinta, con lo sguardo carico di quella fame che non lo ha mai abbandonato. Le scelte di formazione raccontano già molto. Mourinho, costretto a fare i conti con un centrocampo decimato dalle assenze, ha dovuto inventarsi soluzioni. Ha affidato le chiavi della mediana a Valverde e Bellingham, con Brahim Díaz a dare qualità tra le linee, cercando di compensare la mancanza di equilibrio con intensità e verticalità. Non è stato il Real più fluido della storia recente, ma ha avuto personalità. Dall’altra parte Cristian Chivu ha impostato una partita coraggiosa, con un Inter che ha provato a dettare i ritmi, a tenere palla e a far pesare la qualità tecnica di Calhanoglu, Barella e compagni. L’idea era chiara: non subire, provare a dominare il possesso e colpire in transizione. Sulla carta una strategia intelligente contro un avversario formalmente più forte, ma che richiedeva una precisione maniacale. E qui arriviamo al cuore della partita. I nerazzurri partono bene, tengono palla, costruiscono con ordine. Poi, al 14’, arriva il primo regalo. Un’uscita disordinata, un controllo impreciso di Bisseck su un passaggio di Jones, Brahim Díaz che fiuta il sangue, recupera e serve Mbappé. Il francese, cinico come sempre, non si fa pregare: un tocco in area e palla in rete. Un gol che sa di dono, di disattenzione grave, di quelle che in Champions non si possono concedere. Il Bernabéu esplode, ma l’Inter non si scompone e continua a provarci.
Poi, al 23’, arriva il colpo che poteva dare il ko psicologico. Josep Martínez riceve un retropassaggio, cerca di giocare sotto pressione, tenta un dribbling oggettivamente troppo elaborato. Valverde è sopra di lui come un falco, gli strappa il pallone e lo deposita in porta. Un errore clamoroso, da non credere a questi livelli. Un regalo che pesa come un macigno. Due gol regalo, due disattenzioni macroscopiche che indirizzano irrimediabilmente la gara. Il Real non ha fatto miracoli: ha semplicemente capitalizzato con la freddezza dei grandi. E quando si regala così tanto a una squadra simile, le possibilità di uscirne indenni diventano minime. Nella ripresa i nerazzurri reagiscono. Alzano il baricentro, spingono, creano. Thuram e Lautaro si rendono pericolosi, Courtois è chiamato a interventi importanti. Josep Martínez, dopo l’errore del 2-0, si riscatta in parte con alcune parate preziose che evitano un passivo più pesante. Al 77’ arriva il gol della speranza: Lautaro Martínez, bravissimo sulla destra, serve un cutback perfetto e Carlos Augusto, arrivato come un centravanti, mette dentro. 2-1 e partita riaperta. Il Bernabéu fischia i suoi, l’Inter ci crede, ma non riesce a trovare il pareggio. Mourinho gestisce, chiude gli spazi e porta a casa i tre punti. Il match si è deciso sulla capacità del Real di punire gli errori e sulla difficoltà dell’Inter a mantenere la concentrazione nei momenti chiave. Chivu ha cercato di imporre il possesso (oltre il 60%), ma la densità in fase di non possesso e la verticalità di Mbappé e Vinicius hanno creato costanti problemi. Valverde è stato il giocatore più importante in campo: intensità, recupero palla e gol decisivo. Il Real ha sofferto a centrocampo per le assenze, ma ha trovato nella concretezza e nella qualità individuale la soluzione. Le statistiche raccontano un’Inter che ha avuto più palla e più conclusioni, ma un Real con xG leggermente superiore grazie proprio alle occasioni regalate. Il risultato rispecchia solo in parte i valori: i nerazzurri hanno giocato una buona partita a tratti, ma i due errori della prima frazione sono stati decisivi e inaccettabili. Se l’Inter vuole ambire davvero a essere una seria concorrente per la vittoria finale, non può permettersi disattenzioni di questo tipo. Due regali così grossolani, in una gara che avrebbe potuto finire con un passivo più pesante se Martínez non avesse poi messo alcune parate importanti, non possono essere accettati. La reazione della squadra di Chivu c’è stata, il gol di Carlos Augusto ha dato illusione, ma i punti non sono arrivati. In Champions anche un piccolo errore può costare caro: qui se ne sono fatti due macroscopici. Troppi. Una vittoria merengue costruita più sull’opportunismo che sul dominio, e una sconfitta nerazzurra che lascia rimpianti e tanti appunti da correggere.
Spettacolarità: 70/100
Follia al Bernabéu: l’Inter balla, Mourinho ringrazia!
L’Inter di Chivu gioca meglio ma si scioglie in difesa contro i ‘Globetrotters’ di Mourinho. Finisce con una pioggia di occasioni, i fischi del pubblico di Madrid e il rinvio dell’esame di maturità europeo.
di Christian Macucci
Se alla pazzia congenita dell’Ambrosiana aggiungiamo una serata di (stra)ordinaria follia delle truppe di un tecnico pur assai pratico come il portoghese vincitore di due Champions non proprio da favorito, si ottiene quell’allucinazione che è andata in onda al Bernabeu ieri sera dalle 21 alle 23. Un match in cui le rispettive difese hanno ballato come nemmeno in una balera per il veglione di capodanno, concedendo almeno una dozzina di occasioni clamorose, molte più sbagliate in modo assurdo da campioni conclamati. Una partita come questa sarebbe dovuta terminare con un ben più rotondo 7/4 per i madrileni per certificare tutto quel dí sciagurato che l’Inter ha concesso ai quindici volte campioni della manifestazione. E anche per dare un giusto riconoscimento ad un approccio alla gara sempre propositivo, intessuto da trame spesso raffinate. In sintesi l’Inter ha giocato meglio, o forse sarebbe più corretto dire l’Inter ha giocata ma, al contempo, ha mostrato una fragilità talmente accentuata che spesso è parso lo stesso team in maglia bianca impietosito da tanta scelleratezza. Avevamo già messo nelle nostre analisi la squadra di Chivu fuori dai 10 club che puntano ad un posto nel G8 del calcio europeo e la prestazione di ieri fa intendere che dovrà sfruttare cinicamente il favorevole calendario per tenere una posizione che gli consenta di raggiungere un passaggio del turno agevole. Già il prossimo match di San Siro contro un Bruges sconfitto in casa da maestro Emery farà capire molto della stagione europea di un tecnico che non riesce ad entrare in sintonia con la Champions. Mou da parte sua mette in cascina il risultato ma dovrà trovare forse un antidoto più potente per risolvere l’enorme confusione che da qualche tempo regna in casa blancos se vorrà rispettare le grandi attese che, tutti, gli abbiamo concesso. Ma sinceramente ieri sera il Madrid sembrava un edizione calcistica dei simpatici Harlem Globettroters e ci sembra di aver capito che il pubblico non ha gradito la loro esibizione.
Aek – Lask: 0-1
21′ Marin
Alle 20,39 del primo giorno di Champions la piccola Aek si ritrova in tasca tre punti con cui può legittimamente sperare di raggiungere traguardi insoliti per questo club che pur vanta un clamoroso quarto nella Coppa Campioni 1968/69 in cui fu sconfitta di misura dallo sconosciuto Spartak Trnava. Altri tempi altri fascino quando l’intera Europa giocava a football, anche e sopratutto quella dell’Est che, sotto il dominio dell’Unione Sovietica, ha raggiunto risultati irripetibili. Oggi la formazione di Atene non ha certo quelle pretese ma una presenza agli ottavi sarebbe già un miracolo per un movimento che perde pezzi ogni anno di più. La gara casalinga con la squadra di Linz era certamente una ghiotta occasione di iniziare al meglio il percorso ed infatti, dopo una prima fase interlocutoria, allo scoccare del ventesimo si è acceso l’esperto fantasista della Mauritania Kojta che si è procurato una punizione che il noto romeno Razvan Marin ha trasformato in oro con un tiro micidiale scagliato all’incrocio dei pali. Da lì i greci hanno preso il comando delle operazioni guidati da Kojta e solo la dabbenaggine di Jovic e, soprattutto, di Varga, vecchio arnese ungherese che ha fallito tre clamorose occasioni, hanno consentito ad un Lask comunque dignitoso di sperare fino all’ultimo in un aggancio agli avversari che alfine non si è verificato consegnando una giusta vittoria al team giallo nero.
Lilla – Betis: 2-3
12′ Ueda (L) – 33′-49′ Bartra (B) – 36′ Alexsandro (L) – 53′ Parrott (B)
Da un Mbappe all’altro, un cognome ingombrante mette il timbro su due dei sei match della serata. Se Kylian regala il successo al Real, Ethan decide in maniera opposta il match della squadra di Davide Ancelotti che, dopo la sua espulsione, si fa ribaltare da un Betis che vive una stagione felice. Lo ha fatto vedere in Liga e anche in Francia ha offerto una prestazione solida in cui il vantaggio numerico del secondo tempo ha certamente inciso ma non dice tutto della gara del Pierre Mauroy. Fondamentalmente sembra già di capire che per il club di Siviglia, sotto la guida esperta di Pellegrini, possa aspirare ad un po’ di rilevo negli spareggi mentre il club della cittadina del nord della Francia debba lottare strenuamente anche solo per raggiungere gli ultimi posti utili validi per i playoff.
Porto – Manchester City: 0-2
47′-90+1′ Haaland
Nell’atteso derby fra tecnici italiani, il deb Farioli mette in mostra il suo Porto giochista mentre il più esperto Maresca mette in mostra l’argenteria di casa Citizen ed esce dal Do Dragao con il malloppo. Il biondo vichingo si fa irretire per un tempo dall’ottimo Diogo Costa ma nel secondo esonda e il tecnico toscano deve rimandare i primi punti in Champions. Sembra ancora lontana la costruzione del nuovo City targato Maresca ma per ora naviga sulla forza dei suoi solisti e tanta basta in molti casi, ma per raggiungere alti e altri traguardi servirà di più. Seguiremo con grande interesse anche il percorso del Porto che Francesco Farioli, senza grandi protagonisti, sta riportando nei piani alti del football continentale.
COMMENTO e RISULTATI del primo turno di qualificazione Champions
di Armando Borrelli
Mentre il mondiale disputava quarti e semifinali, lontano dal pubblico delle grandi occasioni e dal clamore mediatico, la strada verso le stelle della UEFA Champions League 2026/27 è ufficialmente iniziata!
Il primo turno di qualificazione ci ha già regalato una girandola di emozioni, gol spettacolari e quel dramma sportivo che, già da questo turno, solo la coppa delle grandi orecchie sa offrire.
Ararat-Armenia – Riga FC 4-3 (and: 2-0 / rit: 2-3)
Avevamo puntato qualche fiches in più sulla squadra della Lettonia, ma gli armeni ci stupiscono e staccano il pass per il secondo turno.
Nell’andata il discorso sembra subito indirizzarsi: sfruttando il fattore campo, i campioni d’Armenia infatti portano il parziale sul 2-0 grazie al gol in mischia di Hugo Oliveira al 63′ e, dopo un ingenuo rosso al portiere ospite Orols – che, al 72′, a causa del notevole vento, scavalcato dal pallone è stato costretto a toccare il pallone con la mano fuori dall’area di rigore su un rinvio lungo della difesa locale -, con un potente destro dal limite di França.
Tuttavia il ritorno in terra lettone è stato ricco di gol: gli ospiti sembrano partire meglio ma al 14′ sbagliano in fase di impostazione e regalano a Iago Siqueira un pallone solo da spingere in rete, mentre al 23′ è Ankrah a rimettere tutto in parità con un destro dai 18 metri non potentissimo ma efficace per battere il portiere ospite. I campioni di Armenia però non ci stanno e nella ripresa tornano a far pendere l’ago della bilancia della qualificazione dal loro lato: Shagoyan al 46′ (che sfrutta un clamoroso errore di controllo del portiere Zviedris su un retropassaggio) e Lima al 63′ (con un bellissimo destro al volo dai 25 metri, centrale ma con il pallone che prende una traiettoria maligna che scende improvvisamente proprio sotto la traversa) praticamente chiudono il discorso qualificazione, con il Riga che si toglie quantomeno lo sfizio di vincere questo incontro grazie al rigore segnato al 94′ da Reginaldo Ramires, che rimane però utile solo per il tabellino.
Lincoln Red Imps – Inter Club d’Escaldes 4-2 (and: 3-1 / rit: 1-1)
Niente da fare per gli andorrani che cedono ai campioni di Gibilterra.
La situazione si mette in discesa già all’andata: al 16′ Nano segna su rigore il vantaggio, poi al 26′ serve l’assist per il raddoppio di Toledano. L’autogol di Rutjens (ex conoscenza del calcio italiano avendo vestito le maglie di Benevento, Recanatese, Cesena, Torres e Foggia) prima dell’intervallo non spegne l’entusiasmo dei gibilterriani, che trovano il 3-1 con Alvarez al 67′, servito proprio da Rutjens che rimedia all’errore precedente.
Il ritorno scorre senza particolari emozioni fino al 62′ Álex Mula porta a +3 il vantaggio dei rossoneri, con i nerazzurri che trovano invece il gol del pareggio finale al minuto 80 grazie a Da Cunha.
Sabah Baku – The New Saints 4-1 (and: 2-0 / rit: 2-1)
Dopo la grande campagna della passata stagione del Qarabağ, il Sabah Baku dimostra che il calcio azero sembra essere davvero in crescita, ottenendo un doppio successo sui gallesi.
Nei primi 90′, la contesa si sblocca al 66′ su sviluppi di corner grazie alla zuccata vincente di Simić, con il 21 che serve poi a Parris – con uno splendido filtrante a tagliare in due la difesa dei Saints – il pallone del raddoppio al minuto 84.
I biancoblù espugnano poi il “Park Hall” per 2-1: Mickels trova il vantaggio al 28′ su assist di Malouda (vera spina nel fianco della difesa dei biancoverdi nell’arco di entrambi gli incontri), mentre al 42′ è Dashdamirov a trovare il temporaneo 2-0, ancora su sviluppi di corner. Il gol della bandiera dei campioni della Welsh Premier League viene firmato da Parris all’84’.
Floriana – Shamrock Rovers 3-5 (and: 2-0 / rit: 1-5)
Lo Shamrock Rovers soffre più del previsto per avere la meglio sul Floriana.
I campioni di Malta infatti vincono sorprendentemente per 2-0 il match di andata, con il gol allo scadere del primo tempo di Murić e quello al 79′ di Jan (dopo che gli irlandesi erano rimasti in dieci al 58′ per la doppia ammonizione di Healy), che fanno festeggiare il Cenetenary Stadium di Ta’Qali.
Tuttavia il tasso tecnico dei dublinesi viene fuori nel match di ritorno, vinto on uno schiacciante 5-1. Il Tallaght Stadium esplode già al 7′ per la zuccata su corner di Grace, ma il pareggio di Gudelj al 13′ con un tap-in nella area piccola sembrano dare illusione di speranza ai maltesi. Non sarà però così. McGovern infatti prima al 29′ incorna il cross di Brennan e poi al 48′ sfrutta l’assist di Watts per spingere con la coscia il pallone in rete da pochi passi, rimettendo il discorso in parità. Gli Hoops poi fanno valere la maggiore qualità: Burke al 61′ si produce in uno slalom tra i difensori ospiti prima di insaccare con l’esterno mancino per rubare il tempo all’italiano guardiapali ospite Cioletti, che poi nulla può nemmeno sul precisissimo tiro a giro di Byrne al 74′.
KÍ Klaksvík – Atert Bissen 4-2 (and: 2-1 / rit: 2-1)
I campioni delle Isole Faroe si impongono con un doppio 2-1 sui lussemburghesi.
Qualificazione praticamente mai in discussione, con il Klaksvík che sfrutta il fattore campo (e gli 11 gradi del við Djúpumýru) con le reti di Ali al 13′ e Klettskarð al 50′, prima che Da Costa accorci le distanze. Al ritorno, nella più estiva temperatura di 28 gradi dello Stade de Luxembourg, gli isolani non si sono sciolti e hanno subito trovato il vantaggio con Frederiksberg al 9′. Il pareggio al 25′ di Ferber ha dato un po’ di vita alla sfida, ma ancora Klettskarð ha trovato al 59′ il gol che ha chiuso tutti i discorsi.
Flora Tallinn – Iberia 1999 4-5 (and: 2-3 / rit: 2-2)
Avevamo previsto una sfida molto combattuta e così effettivamente è stato tra i campioni di Estonia e Georgia, con quest’ultimi a riuscire a spuntarla, grazie alla decisiva vittoria per 3-2 nel match di andata in trasferta.
Infatti al Lilleküla Stadium la squadra di Tbilisi si è portato sul doppio vantaggio nel primo quarto di gara, sfruttando un uno-due letale firmato da Natchkhebia al 18′ (destro a giro sotto al sette) e Jinjolava al 21′ (con Grünvald che intuisce ma non riesce a parare il rigore). I Rohevalged però non ci stanno: al 28′ accorciano le distanze con un rasoterra dai 20 metri di Kreida e, nonostante l’inferiorità numerica giunta al 61′ per il rosso diretto mostrato a Kollo dopo revisione VAR, al 73′ trovano il pareggio con il piattone destro di Alamaa su cross di Zenjov.
Passano però solamente 120 secondi e le aquile rosse trovano il vantaggio che risulterà poi essere decisivo nell’economia del doppio confronto, con la zuccata di Kardava su corner di Kutsia che beffa sul primo palo il disattento portiere locale.
Nel ritorno disputato al Mikheil Meskhi I Stadium, tutto sembra mettersi per il meglio ancora una volta per la squadra georgiana: Sikharulashvili sigla una doppietta, incornando al 13′ la punizione battuta da Kutsia e con un tap-in al 36′ sul cross basso di esterno destro di Natchkhebia. Sembra tutto al sicuro, ma il Tallinn ha un’altra idea in merito: il diagonale al 69′ di Varjund e il rigore siglato da Sappinen all’84’ regalano un finale vivo, ma senza cambiamenti di risultato.
Petrocub – Egnatia 2-7 (and: 1-1 / rit: 1-6)
Semplicemente troppo Egnatia per il Petrocub.
Nell’andata i campioni di Moldavia riescono a strappare un pareggio tra le mura amiche dello Stadionul Zimbru, con vantaggio lampo di Popescu (che dopo 40” insacca sfruttando un errore in fase di uscita della difesa ospite) pareggiato al 35′ dal piattone destro di Kryeziu.
L’equilibrio dell’andata però va completamente dimenticato nel match di ritorno, con gli albanesi che si impongono con un nettissimo 6-1: dopo il vantaggio in mischia dopo 90” di Bitri su sviluppi di calcio d’angolo, già nella prima frazione i neroverdi si portano sul 3-0 grazie al tiro dalla distanza dell’italo-belga Alessandro Albanese al 31′ e l’autorete al 44′ di Plâticâ sempre su calcio d’angolo. Nella ripresa il piattone destro di Yago al 59′ anticipa il gol della bandiera moldava di Rotaru al 64′ (controllo a centro area e destro che si insacca), prima che anche Bakayoko e Gruda iscrivano il proprio nome nel tabellino.
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di Christian Macucci
Partenza a razzo della Champions 2026/27 che nel primissimo atto mette in cascina la bellezza di 90 reti nelle 28 partite necessarie a comporre un secondo turno che già vede al via qualche potenziale candidata all’agognata League Phase.
Intanto vediamo quei secondi turni che sono composti da entrambe promosse dal primo iniziando dagli azeri del Sabah, squadra interessante perché prende il posto dell’ottimo Qarabag, che si sbarazza dei Santi gallesi e si accoppia con i finlandesi del Kups Kuopio che sono gli unici promossi ai supplementari ai danni dei macedoni del Vardar. Ormai solida la rappresentante delle isole Far Oer, il Klaksvik si impone chiaramente sui lussemburghesi e va a giocarsi un incerto secondo turno contro i lituani del Kauno Zalgiris che, di misura, fanno fuori i kosovari del Drita. Un lunghissimo viaggio attende gli armeni dell’Ararat, di misura impostisi ai lettoni del Riga, che dovranno raggiungere Dublino per affrontare gli habitué dello Shamrock Rovers, che dopo aver eliminato i maltesi del Floriana, cercheranno di resistere nell’andata per poi ottenere la qualificazione nell’affascinante Erevan. Tracce di una storia brillante anche se lontana nella sfida che vedrà i bulgari del Levski, facili eversori dei bosniaci del Borac, contrapposti ai romeni dell’Università di Craiova, abituali rappresentanti di una nazione che calcisticamente ha sempre stentato malgrado venti milioni di abitanti e la prossimità con Paesi più piccoli ma maggiormente affermati nello sport principale europeo come Serbia, Ungheria e Slovacchia. Valutati i quattro scontri tra due qualificate, possiamo ai sei che proporranno una promossa contro una formazione che inizia il suo percorso. È il caso dell’attesa, mitica Stella Rossa ( eliminata all’ultimo tuffo l’anno passato) che pesca i nordirlandesi del Larne che, impostisi ai morbidi sammarinesi dei Tre Fiori, non dovrebbero avere molte chance contro i serbi che, pur in declino, rimangono una seria candidata al girone. Ben più aperto il confronto tra l’Omonia, nota rappresentante di un calcio cipriota in grande crescita malgrado una popolazione inferiore al milione e mezzo, che ha beccato quel Kairat reduce dall’ultima League Phase, che ha agevolmente messo fuori i montenegrini del Sutjeska e sarà certamente un fiero avversario in uno scontro incerto. Meno dovrebbe essere per gli attesi svedesi del Mjallby che hanno avuto in sorte quel Lincoln Red Impals, candidato di Gibilterra e solito animatore delle prime fasi della competizione che hanno avuto gioco facile con il club di Andorra dell’Inter Escaldes, ma non dovrebbero avere alcuna possibilità contro la rappresentante di un football in un periodo di stasi ma comunque dí discreto livello almeno agonistico. Difficile, molto, dipanare in anticipo il doppio confronto tra gli islandesi del Vikingur, non semplice la loro qualificazione ai danni del Gyori Eto, sconosciuta formazione ungherese, e gli israeliani dell’ Hapoel di cui si conosce una storia di discreto livello ma un presente di ovvia incertezza. Un’altro solido club in ingresso al secondo turno è quello Slovan Bratislava anch’esso reduce da un buon girone nell’edizione passata che dovrebbe disporre senza troppa fatica di un Ibera Tbilisi che ha sofferto già contro gli estoni del Flora Tallin, anche se in rappresentanza del calcio georgiano merita un certo rispetto. Quindi entrano gli sloveni del Celje che rappresentano un calcio, e un Paese, che cerca di uscire dall’anonimato ma trovano sulla loro strada quell’Egnatia che ha travolto i moldavi del Petrocub e portano tutte le speranze di un Albania che sta forse vivendo, anche calcisticamente, uno dei periodi migliori della sua storia. Un confronto questo che certamente va oltre il calcio e abbraccia la speranza di due piccole nazioni europee di affrancarsi da una storia difficile e di confrontarsi in un Unione Europea chioccia. Due i match tra formazioni che entrano in gara al secondo giro con i danesi dell’Arhus che ospiteranno all’andata rivali molto pericolosi come i polacchi del Lech Poznam mentre la Dinamo Zagrabia, malgrado qualche crepa avvertita nel calcio croato non dovrebbe temere i parvenu del Thun sorprendenti vincitori del torneo svizzero ma non pensiamo in grado di infastidire il percorso, teso certamente alla League Phase dei croati.
Egnatia (ALB) – Petrocub (MDA): 6-1 (1-1)
SUTJESKA (MNE) – KAIRAT ALMATY (KAZ): 0-2 (1-2)
BISSEN (LUX) – KLAKSVIK (FAI): 1-2 (1-2)
UNIV. CRAIOVA (ROU) – ML VITEBSK (BLR): 1-0 (4-1)
LARNE (NIR) – TRE FIORI (SAN): 2-1 (1-0)
SHAMROCK (IRL) – FLORIANA (MLT): 5-1 (0-2)
DITRA (KOS) – KAUNO ZALGIRIS (LTU): 2-3 (1-1)
LEVSKI (BUL) – BORAC BANJA LUKA (BIH): 4-0 (1-1)
TNS (WAL) – SABAH BAKU (AZE): 1-2 (0-2)
Győr (HUN) – Vikingur Reykjavik (ICE): 2-2 (0-1)
RIGA FC (LAT) – ARARAT-ARMENIA (ARM): 3-2 (0-2)
IBERIA 1999 (GEO) – FLORA (EST): 2-2 (3-2)
INTER ESCALDES (AND) – LINCOLN (GIB): 1-1 (1-3)
KUPS (FIN) – VARDAR (MKD): 2-3 (2-0)
