di Christian Macucci
Il primo rilievo da fare in merito alle semi è la presenza di quattro Paesi diversi a giocarsi la Coppa più ambita. I quattro Paesi che oggi dominano il calcio europeo sia a livello di club sia, ancor più, a livello di nazionali. Non è un caso che pochi giorni dopo la finale di Budapest proprio quelle quattro nazionali europee saranno tra le favorite della Coppa del Mondo. Bene che ci siano quattro diversi movimenti del calcio europeo rimasti in gara con vista sul Puskas Stadion, naturale che manchi la quinta “grande” d’Europa, quella, fra l’altro, con più mondiali in bacheca. Ogni Paese presenta la sua rappresentante : il calcio del regno di Spagna mette in mostra la storia moderna illustre dei modesti colchoneros, assurti a star da quando Diego Pablo Simeone si è issato sulla tolda di comando portando già per due volte i suoi uomini ad accarezzare il sogno. Terza occasione e buone sensazioni da un avversario forse non al meglio della condizione. Viene infatti da Londra la carta inglese con l’Arsenal pilotato anch’esso da tempo dallo spagnolo Mikel Arteta che si giocherà il posto in finale contro i connazionali, ma non troppo visto le radici basche, madrileni. Match meno affascinante dal punto di vista tecnico ma forse più intrigante da quello tattico per osservare le mosse che i due strateghi cercheranno di usare per sbarazzarsi dell’avversario. Nota in coda valutare come in questa fase sembrino i materassai più in palla dei gunners che hanno sul groppone una lunghissima corsa di testa nella spietata Premier. Dall’altra parte il match più fascinoso tra la, solita, concorrente francese e l’abituale scelta teutonica. Due club straordinari che hanno la facoltà di allenarsi in patria per poi colpire nel massimo torneo continentale. In questo momento le due contendenti sembrano effettivamente le due maggiori forze del football del vecchio continente e la vincitrice sarà giocoforza netta favorita in finale. Chi delle due? Diciamo Bayern per cabala ma anche per la convinzione di trovarci di fronte a una delle migliori versione all time del team bavarese che ha già mostrato nel percorso fatto di non avere quasi punti deboli. È vero del resto che se li avesse Luis Enrique sarebbe il primo a vederli forte della sua caratura ampiamente dimostrata dai due titoli già in cassaforte. Al più giovane, battagliero, Vincent Kompany l’onere di detronizzare il campione in carica e diventare il secondo tecnico belga a vincere il trofeo 33 anni dopo Raymond Goethals alla guida del Marsiglia, il primo e unico tra l’altro a portare al trionfo un club francese prima di Luis Enrique.
