di Christian Macucci
Se questo è calcio viene da chiedersi cosa sia quello che si gioca in Italia. Che siano lo stesso sport tendiamo a escluderlo. Non stiamo parlando solo della gara di Parigi ma proprio del calcio che si gioca a questi livelli. Da anni ormai, in cui si è un paio di volte imbucata meritatamente l’Inter di Inzaghi, non mostrando però lo stesso livello tecnico, se non a sprazzi, e soprattutto lo stesso spirito. Oltre le quattro protagoniste viste nelle due semifinali ci sono altre squadre che fanno parte di questo empireo calcistico europeo, e sono Il City di Pep Guardiola e il Barca di Flick che però non riesce a difendere con costanza. Un pelo sotto Chelsea e Dortmund che comunque sono figli degli stessi concetti. Equiparare le sfide che hanno inaugurato la parte finale della Champions non è possibile perché le quattro squadre sono assai diverse nel loro atteggiamento e nelle idee di calcio del loro tecnico e fors’anche dei loro club. La sorte ha partorito due accoppiamenti diabolici in cui si scontravano le squadre più talentuose e giochiste da una parte e le due un pelo sotto tecnicamente e molto più solide tatticamente dall’altro. L’esito è stato conseguente, ma questo non vuol dire che il ritorno sarà sulla stessa falsariga. Anzi personalmente pensiamo che lo scontro di Londra potrebbe essere più interessante di quello, attesissimo, in programma in Baviera. Riteniamo infatti che ciò che avevamo premesso all’epica sfida finale dell’anno scorso, valga per gli uomini di Luis Enrique anche in questa occasione. Se non subisce gol lo squadrone sussidiato dal Qatar si aggiudicherà la finale e con questa anche i favori del pronostico per il bis. Certo tenere la porta inviolata davanti ad una macchina da gol come i panzer di Kompany sembra impresa difficile, ma anche qui dobbiamo ripeterci identificando il PSG come una Barcellona con la difesa. E proprio sull’apparato difensivo guidato dal marpione carioca Marquinos, lanciato diciottenne al centro della difesa romanista dal grande Zdenek Zeman e da qui approdato sulla Senna nel lontano 2013 con all’attivo qualcosa come 120 presenze in Champions League, proprio sulla difesa dicevamo si impernia il gioco dei Campioni in carica che rispetto alla finale con l’Inter hanno pure un non trascurabile vantaggio iniziale anche se l’avversario è molto più competitivo. Qualcuno ha denigrato il match del Metropolitano paragonandolo all’altra sfida, a sua volta criticata da molti, di Parigi e snobberà il confronto di ritorno che invece si presenta assai interessante perché all’Emirates si sfideranno due diverse idee di football ma accomunate da una disciplina tattica che è poi il busillis che non riescono a comprendere i tanti critici delle due semi : da una parte la tattica usata come chiave per gestire la tecnica, che abbonda anche a Madrid e Londra, dall’altra la tecnica come leva per aprire ogni scatola tattica ( vedasi finale dell’anno scorso in cui la qualità ha squassato la disciplina, aprendogli ferite non ancora guarite. La gara di scacchi tra il Cholo, immenso il suo ciclo tra i colchoneros, e il maestrino Arteta, notevole la sua impronta sui gunners, sarà giocata dal talento non comune dell’eterno folletto francese e del giovane bomber argentino da una parte e da gente come Gyokeres, Odegaard, Rice e Martinelli dall’altra. Non stiamo parlando di Yamal o Vinicius ma neppure di Retegui o Raspadori, per dire. L’invito è quindi a vedere con molta attenzione la disfida di Londra e di osservare con attenzione come i talenti in campo si muoveranno all’interno delle tele intessute dai team tecnici delle due squadre. Qui chi segnerà per primo avrà un vantaggio importante che l’avversario farà molta fatica a scardinare. Guiderà sicuramente dall’inizio la squadra di casa e l’accorta fisarmonica di Simeone potrebbe colpire distendendosi come faceva il mantice del connazionale Astor Piazzolla.
PSG – Bayern Monaco: 5-2
Atletico Madrid – Arsenal: 1-1
