Quando finiscono delle storie d’amore solitamente finiscono male, con gran rumore di piatti rotti. Potrebbe essere il caso dell’Inter e di Simone Inzaghi che, malgrado le continue rassicurazioni, potrebbero lasciarsi in caso di eliminazione dalla Champions nel match di ritorno con il Barcellona.
Se così fosse la storia tra i due sarebbe durata 4 anni esatti, essendo iniziata nell’estate del 2021, e avrebbe fruttato all’Ambrosiana 1 scudetto, 2 Coppe Italia e 3 Supercoppe nazionali. Forse il miglior risultato rimane la finale Champions conquistata a sorpresa due stagioni fa e persa, con onore, contro i guardoliani. È poco, è tanto, non sappiamo dire. Siamo certi che in tutte e quattro gli anni trascorsi dal minore degli Inzaghi sulla panchina che fu di Helenio Herrera e di Jose’ Mourinho, la sua squadra era, largamente, la migliore del lotto nazionale e questo non può non far riconsiderare tutte le analisi.
Detto questo, possono i nerazzurri impedire questo esito dal match di domani sera ? Difficile, non impossibile per quanto già detto recentemente sulla volubilità del football, non inferiore a quella di una bella donna. Quindi ? Il nostro collega in un’altro articolo parla, saggiamente, di una qualificazione in bilico che dovrebbe spingere entrambe le squadre a giocare per vincere. E queste sono parole sante, che sarebbe bene fossero sempre o quasi rispettate. Ma voi ce la vedete l’Inter di Inzaghi che gioca all’attacco del Barcellona di Flick ? Nemmeno noi. Come all’andata il giovane Lamine cercherà di giocare a calcio e Inzaghi impiegherà tre uomini per cercare di contenerlo. Con ciò rendendo già di fatto impossibile attuare una vera tattica d’assalto.
E se pensate che la differenza sia avere o non avere Lamine vi sbagliate. La differenza è tra guardare, sempre, la porta avversaria e guardare, spesso, i distinti. Se i nerazzurri vogliono incassare meno di tre reti, matematicamente devono impostare una gara difensiva come Inzaghi ha impostato a Barcellona ma anche nelle gare col Bayern. Nelle ripartenza questa Inter ha sempre dato il meglio di se. E sarà così anche martedì sera.
Sull’esito non possiamo giurare, sull’atteggiamento siamo più tranquilli che non muterà. Inzaghi è solo una rivisitazione del classico calcio italiano e la grande evoluzione del calcio europeo, impartita in primis da Pep ma anche da altri, provoca quel che vediamo nel caso della nostra nazionale che dopo due brucianti assenze dal torneo mondiale si approssima alla fatidica data del 6 giugno dove al fresco di Oslo già ci giocheremo un pezzo della qualificazione ai mondiali americani. Schierando magari tre, quattro interisti già da tempo esauriti da un gioco di rincorsa, a resa zero. Secondando, tra l’altro, anche la follia di istituzioni calcistiche che richiedono di giocare a fondo in tre, quattro, cinque competizioni. Qualcuno non l’ha fatto e, conseguentemente, ha vinto.
