{"id":1870,"date":"2026-10-19T09:57:40","date_gmt":"2026-10-19T09:57:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.euro-challenge.eu\/?p=1870"},"modified":"2026-10-19T09:57:41","modified_gmt":"2026-10-19T09:57:41","slug":"il-calcio-italiano-continua-a-coltivare-lillusione-che-in-europa-si-possa-vincere-difendendo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.euro-challenge.eu\/index.php\/2026\/10\/19\/il-calcio-italiano-continua-a-coltivare-lillusione-che-in-europa-si-possa-vincere-difendendo\/","title":{"rendered":"Il calcio italiano continua a coltivare l&#8217;illusione che in Europa si possa vincere difendendo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di A. Borrelli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Otto partite di Champions, una sola vittoria. Quella del Como. Quattro sconfitte su quattro nella seconda giornata. E oggi, a Venezia, il Napoli di Allegri ha perso 1-0 contro una squadra che lotta per non retrocedere. La panchina del tecnico toscano \u00e8 sempre pi\u00f9 calda, e non \u00e8 un caso. \u00c8 il sintomo di un problema pi\u00f9 grande, quasi strutturale, che le italiane si trascinano da troppi anni. Non \u00e8 questione di sfortuna o di episodi. \u00c8 questione di linguaggio. E il linguaggio che Inter e Napoli, in particolare, stanno parlando in questa Champions \u00e8 quello di un calcio che l\u2019Europa ha smesso di premiare da almeno tre decenni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La difesa a tre e il mito del<\/strong> \u201c<strong>siamo solidi<\/strong>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Inter e Napoli giocano con la difesa a tre. Non \u00e8 un dettaglio. \u00c8 una scelta che, in questa Champions League, sta costando carissimo (anche se non vanno dimenticati gli errori dei singoli). La difesa a tre funziona in Serie A, dove molti avversari attaccano in modo prevedibile e dove si pu\u00f2 vivere di riaggressione e coperture. In Europa, contro squadre che attaccano con ampiezza, terzi d\u2019attacco tecnici e giocatori capaci di attaccare gli half-spaces, diventa un invito a essere smontati. Gli esterni devono salire, i tre centrali restano scoperti, le distanze si allargano e le transizioni avversarie diventano letali. Il Villarreal lo ha fatto al Napoli. Il Club Brugge lo ha fatto all\u2019Inter. Non \u00e8 un caso se proprio le due squadre pi\u00f9 legate a questo sistema sono quelle a zero punti. Il Napoli di Allegri, poi, \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 estremo. Approccio difensivista, blocco medio-basso, attesa dell\u2019errore. Un calcio che in Italia pu\u00f2 ancora reggere, ma che in Champions appare anacronistico. Contro Arsenal e Villarreal i partenopei hanno concesso tempo, spazio e cross. Oggi a Venezia, contro una squadra di bassa classifica, hanno prodotto un\u2019enormit\u00e0 di tiri e zero gol. Quando non riesci a sfondare nemmeno a Venezia, il problema non \u00e8 l\u2019avversario. \u00c8 l\u2019idea di gioco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Roma e Gasperini: la dimostrazione che il modulo pu\u00f2 funzionare (se non crolli)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la Roma gioca con la difesa a tre. E qui il discorso si fa pi\u00f9 interessante. Gasperini ha dimostrato, ancora una volta, di saper rendere questo modulo offensivo, aggressivo e moderno. All\u2019Olimpico contro il Real Madrid la squadra ha iniziato benissimo: pressing alto, verticalit\u00e0, qualit\u00e0 nelle rifiniture, doppietta di Malen e vantaggio per 3-1. Per un\u2019ora \u00e8 stata una prestazione di livello europeo, con un\u2019idea di gioco chiara e propositiva. Poi, per\u00f2, \u00e8 arrivato il blackout. Tre gol subiti in sette minuti, tutti su sviluppi di calcio d\u2019angolo. Un collasso mentale e organizzativo che ha trasformato una vittoria praticamente fatta in una sconfitta quasi umiliante. \u00c8 il punto debole che le italiane non riescono a eliminare: la capacit\u00e0 di gestire i finali, di restare lucidi quando la partita sembra chiusa, di non far trasmettere il panico da un giocatore all\u2019altro. Gasperini sa far performare la difesa a tre in chiave offensiva meglio di chiunque altro in Italia. Il problema non \u00e8 il modulo in s\u00e9. Il problema \u00e8 che, quando arriva il momento decisivo, qualcosa si spezza. E in Champions League i blackout si pagano carissimi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fragilit\u00e0 mentale: il vero tallone d<\/strong>\u2019<strong>Achille<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appunto, l&#8217;altro aspetto, forse ancora pi\u00f9 grave, che le italiane non riescono a scollarsi di dosso: la fragilit\u00e0 mentale nei momenti decisivi.<br>Il 5-0 del Paris SG all\u2019Inter in finale non \u00e8 stato solo una sconfitta. \u00c8 stato un collasso. Una squadra che era arrivata in fondo con solidit\u00e0 e organizzazione si \u00e8 letteralmente sciolta quando ha dovuto affrontare un avversario superiore per qualit\u00e0 e intensit\u00e0. Non \u00e8 stata una questione di moduli: \u00e8 stata una questione di testa. Quando il livello sale e la pressione diventa asfissiante, qualcosa si spezza. In Europa i dettagli mentali fanno la differenza quanto quelli tattici. Le squadre che vincono sanno soffrire senza perdere lucidit\u00e0, sanno chiudere le partite, sanno non regalare gol banali quando il risultato \u00e8 a favore. Le italiane, troppo spesso, fanno esattamente il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Trent<\/strong>\u2019<strong>anni di storia dicono la stessa cosa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardate chi ha vinto la Champions negli ultimi trent\u2019anni. Quasi mai squadre costruite sul \u201cdifendi e riparti\u201d. Quasi mai difese a tre pure e reattive. Hanno vinto il Barcellona di Guardiola e del tiki-taka, il Real Madrid in tutte le sue declinazioni (anche quelle pi\u00f9 pragmatiche di Ancelotti restano basate su qualit\u00e0 tecnica superiore e gestione dei momenti), il Bayern di Flick con un pressing asfissiante, il Manchester City di Guardiola (evoluzione del gi\u00e0 citato Barcellona, meno fronzoli e un centravanti, e che centravanti, in pi\u00f9), il Liverpool di Klopp. Anche il Chelsea di Tuchel, che usava una difesa a tre, non era una squadra da contropiede: era strutturata, aggressiva in possesso, capace di monopolizzare le zone di rifinitura. Le squadre che hanno basato tutto su solidit\u00e0 difensiva e contropiede hanno quasi sempre trovato il tetto. L\u2019Atletico di Simeone ha fatto miracoli, ma non ha mai alzato la coppa. La Juventus di Allegri \u00e8 arrivata due volte in finale e le ha perse entrambe. L\u2019Inter di Conte e Inzaghi \u00e8 arrivata in fondo e ha perso. Il pattern \u00e8 chiaro: in Europa, da tre decenni a questa parte, vince chi propone un calcio di livello qualitativo alto, chi pressa, chi monopolizza il possesso o chi almeno \u00e8 capace di imporsi con intensit\u00e0 e verticalit\u00e0. Non chi aspetta. E non chi, nel momento decisivo, si spezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non \u00e8 solo un problema di moduli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema italiano va oltre il 3-5-2 o il 3-4-2-1. \u00c8 un problema di cultura tattica e mentalit\u00e0.\u00a0<br>Troppe squadre italiane arrivano in Champions con l\u2019idea che \u201cse stiamo compatti e non prendiamo gol, qualcosa capita\u201d. \u00c8 un\u2019illusione. Le migliori europee non ti concedono di stare compatti: ti obbligano a salire, ti attaccano gli spazi, ti costringono a prendere decisioni rapide sotto pressione. Chi non ha giocatori e idee per farlo, soccombe. Il Como, per ora, \u00e8 l\u2019unica eccezione. Ha vinto col Lipsia proponendo qualcosa di pi\u00f9 moderno e propositivo. Poi ha perso a Rotterdam, ma almeno ha mostrato un\u2019intenzione diversa. Gasperini, con la Roma, ha dimostrato che la difesa a tre pu\u00f2 essere offensiva e competitiva anche contro il Real Madrid. Ma i blackout restano inaccettabili. Finch\u00e9 le italiane continueranno a coltivare l\u2019idea che in Europa si possa ancora vincere difendendo, aspettando e sperando di non crollare nei momenti chiave, continueranno a raccogliere delusioni. La Champions League, da trent\u2019anni, premia chi ha il coraggio di proporre e la testa per reggere. Non chi ha solo la paura di concedere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di A. Borrelli Otto partite di Champions, una sola vittoria. Quella del Como. 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