di Armando Borrelli
Ah, la musica della Champions League. Un inno che, quest’anno, per le orecchie italiane suona in modo molto diverso a seconda di chi ascolta. Nella nuova, affascinante e un po’ folle formula della “Lega”, l’Italia ha una protagonista che viaggia a velocità di crociera e tre squadre che, al momento, sembrano aver sbagliato binario.
Dopo le prime quattro giornate di questa fase campionato, il bilancio delle nostre rappresentanti è un bianco e nero nettissimo. Da un lato c’è una locomotiva che non si ferma, dall’altro un trio che arranca vistosamente.
La Locomotiva Nerazzurra
C’è poco da analizzare sul piano dei risultati quando una squadra fa il suo dovere in modo così impeccabile. I finalisti della scorsa stagione hanno messo in chiaro le cose: 4 partite, 4 vittorie. 12 punti in classifica, terzo posto assoluto (solo per differenza reti dietro a Bayern e Arsenal) e una solidità spaventosa: 11 gol fatti e solo 1 subito. Tatticamente, la squadra di Chivu è, nonostante il cambio di guida tecnica, una macchina oliata che sa soffrire il giusto e colpire con una precisione chirurgica. Non hanno ancora affrontato i “mostri” assoluti, ma hanno dominato avversari di fascia media e alta con una maturità impressionante. Il “problema” dei milanesi, se così si può chiamare in Europa, è paradossalmente la gestione delle energie. Con un percorso così netto, la qualificazione diretta ai primi otto posti (saltando i playoff) è a un passo. Le prossime quattro partite, che includeranno avversari di altissimo rango – la trasferta di Madrid (sponda Atletico), la doppia sfida casalinga contro le inglesi Liverpool e Arsenal, e, infine, la trasferta di Dortmund – serviranno a testare la profondità della rosa nella gestione del doppio impegno e la capacità di mantenere questa tenuta mentale. Per ora, tanto di cappello, ma riusciranno i meneghini a non deragliare?
Il “Brutto Percorso”: Le Tre Italiane in Affanno
Ed eccoci alle note dolenti. Se l’Inter vola, le altre tre (Atalanta, Napoli e Juventus) stanno soffrendo terribilmente, navigando tra il fondo della zona playoff e l’eliminazione diretta.
Azzurri in crisi
Essere i Campioni d’Italia in carica e trovarsi al 24° posto in Europa è un campanello d’allarme assordante. L’avventura di Conte sulla panchina partenopea in Champions è stata finora un incubo. Dopo un’onesta sconfitta esterna con il Manchester City (2-0) e una vittoria interna contro lo Sporting (2-1), è arrivato il crollo: un umiliante 6-2 incassato in casa del PSV Eindhoven. Quella partita ha messo a nudo una fragilità difensiva terrificante. Il pareggio successivo (0-0 in casa con l’Eintracht) non ha guarito le ferite. La squadra, rivoluzionata sul mercato (De Bruyne, Højlund), sembra sbilanciata. L’identità tattica di Conte fatica a emergere contro avversari organizzati. A peggiorare le cose, sono arrivate le tegole degli infortuni: le condizioni di Anguissa tengono lo staff in ansia e, soprattutto, manca la stella De Bruyne, fermo per un problema medico. Senza i suoi due motori di centrocampo, la squadra è scoperta. Il calendario offre un’ancora di salvezza. Le prossime tre partite contro Qarabağ (15°), Benfica (35°, 0 punti) e Copenhagen (33°) sono obbligatoriamente da 9 punti. Se gli azzurri falliscono qui, la qualificazione è compromessa, perché l’ultima sfida al Maradona contro il Chelsea (12°) sarà durissima. Devono salvarsi ora, o la loro Champions sarà un fallimento totale.
La Signora Decaduta
Il dato che fa più male è uno: zero vittorie. L’arrivo di Spalletti, subentrato a Tudor, non ha ancora portato la scossa desiderata in Champions League. I bianconeri non riescono a vincere. Hanno pareggiato 4-4 in casa col Dortmund (buon punto, considerando il risultato sfavorevole a pochi minuti dal termine), pareggiato 2-2 a Villarreal (rimontando e facendosi rimontare) e perso 2-1 a Madrid col Real (sconfitta che ci sta). Il vero dramma è stato l’1-1 interno contro lo Sporting CP: una partita da vincere, buttata via. La squadra segna (7 gol non sono pochi), ma subisce troppo (8 gol). Manca equilibrio e, soprattutto, manca la capacità di chiudere le partite. A questo si aggiunge la sfortuna: Vlahovic si è fermato in nazionale per un sovraccarico all’adduttore. Con la squadra obbligata a vincere, perdere il proprio bomber (considerata anche la sterilità offensiva della delusione David) è un colpo durissimo. Come per il Napoli, il calendario è un assist. Bodø/Glimt (29°), Pafos (20°) e Benfica (35°) sono tre avversari nettamente inferiori. La “Vecchia Signora” deve fare 9 punti in queste tre gare per rientrare in corsa. Fallire anche solo una di queste partite significherebbe rischiare un’eliminazione clamorosa a gennaio. La trasferta finale a Montecarlo (Monaco 19°) sarà complicata, ma ci devono arrivare con i playoff già in tasca.
La Dea Sterile
Tra le tre in difficoltà, la Dea è quella che sta meglio. È sedicesima, pienamente in corsa. Ma il suo percorso è stato strano. Ha iniziato con un crollo (4-0 a Parigi col PSG), per poi reagire da grande squadra vincendo 2-1 col Club Brugge e andando a espugnare Marsiglia (0-1). Il vero rimpianto è lo 0-0 casalingo contro lo Slavia Praga: due punti persi sanguinosi contro un avversario abbordabile. La squadra é solida e resiliente, ma il problema dei bergamaschi è evidente: solo 3 gol segnati. Per una squadra che ha fatto dell’attacco “Gasperiniano” il suo marchio di fabbrica, è un’autentica crisi d’identità, ma d’altronde questo è uno dei rischi quando si cambia allenatore: riuscirà Palladino a fare meglio dell’esonerato Juric? Dei tre club in difficoltà, l’Atalanta ha il calendario peggiore. La trasferta a Francoforte (23°) e la gara in casa col Chelsea (12°) sono due ostacoli enormi. I nerazzurri dovranno probabilmente giocarsi tutto nelle ultime due, cercando punti pesanti in casa con gli spagnoli dell’Athletic (28°) e nell’insidiosa trasferta belga contro l’Union SG (28°). Sette punti bastano per essere ottimisti, ma dovranno sudarseli fino all’ultimo.
È solo un caso o un problema di sistema?
A guardare la classifica, la tentazione è di isolare i problemi: Conte che deve assemblare i nuovi acquisti a Napoli, Spalletti che cerca una quadra alla Juve, Italiano che deve oliare i giusti meccanismi, dopo il periodo negativo firmato Juric. Ma forse la verità è più scomoda. È possibile che tre squadre con filosofie e allenatori così diversi stiano soffrendo per lo stesso motivo? Sì, ed è un motivo che ha i colori nerazzurri. La “fase a lega”, è spietato. Non esistono più “gironi morbidi” dove gestire le energie. Ogni partita è una battaglia, ogni punto pesa e non c’è tempo per adattarsi. Il ritmo europeo, oggi, sembra essere di un livello superiore a quello della Serie A, e l’unica squadra italiana strutturata (per profondità di rosa, esperienza internazionale recente e solidità tattica) per reggere questo doppio, altissimo sforzo, sembra essere l’Inter. Le difficoltà delle altre tre non sono un caso. Il Napoli è una squadra “nuova” con innesti pesanti, ma ancora in cantiere; la Juventus è in piena transizione tecnica; l’Atalanta, sia con Gasperini che con Juric, ha vissuto su un sistema ad altissima intensità che, se la rosa non è al 100% o profonda, paga dazio in competizioni così logoranti. L’Inter, in questo momento, non è solo la migliore delle italiane: è l’unica che sembra già attrezzata per la realtà di questa competizione, come dimostrato anche nella passata stagione. Per le altre, la rincorsa per agguantare i playoff non è solo una questione di calendario: è una corsa contro il tempo per colmare un gap di intensità e profondità che il super-campionato europeo sta smascherando con crudeltà.
